sabato 21 settembre 2013

La Dipartita delle Parti

su "Gli Stranieri", di Jean-Paul Charles

Un passo al di fuori sta il pittore, affacciato all'intuizione, con il raggio d'azione delle mani stretto saldamente dalla vista. Ma l'artista scavalca ogni confine e lascia tracce, depone come uccello il suo carico futuro: fardello di monaco in passaggio, straniero spaesato di fronte al santuario, stazione sperduta del pellegrinaggio.
Le reliquie sono sue: le sue parti dipartite. La sepoltura è ormai conclusa: defunto ed interrato, il suo pianto rigermoglia già nell'altro. Penitenza è consumata nelle asperità del viaggio, devozione è collaudata sulla gratuità dell'atto, il coraggio visitato in ginocchio al colonnato. Povertà ritorna sempre, tre volte ogni giornata, tradita nella notte, dai fumi amplificati, prima che il gallo abbia cantato: l'imbarazzo dell'affronto lascia l'uomo liberato, peccato necessario, ammesso e perdonato.
Come lui non camminiamo, come lui non respiriamo: è un animale esaltato dagli istinti, confonde il prima con il dopo e prende il tutto per il niente, il quadro non distingue da cornice, la causa riduce nell'effetto, e scambia con il prossimo se stesso...


Ivan Fassio

Jean-Paul Charles, Gli Stranieri, 2013


Divenire Alterità

su La Sirena, di Marco Seveso

Contemplare il mio aspetto, dall'alto dei miei occhi, e farmi specchio di me stesso, chinando il capo verso terra, scendendo fino ai piedi. Prendere coscienza di non possedermi mai, ma di riformularmi autenticamente: un tutt'uno fisico, simbolico e mentale. Abolire ogni speculazione ed affidarmi ai sensi e al flusso dei pensieri, presentandomi alle moltitudini che dimorano in me, salutando soddisfatto le infinite e continue possibilità di cambiamento, vedendomi divenire alterità: mutante meccanismo di significazione.
Per entrare in questo circolo vizioso, soltanto un sogno poteva estraniarmi così tanto. Sconosciuto a me stesso, nel sonno, germogliavo bulbi dalla cornea, viravo imbarcazioni sulla bile, applicavo una sirena assordante sul mio tatto. Appendendo tre gocce di rugiada alle mie orecchie, stappando la materia cerebrale dall'imboccatura del torace, obbligandomi a nuotare in una vasca troppo stretta, mi immergevo nel mio corpo e, come un pesce fuor dall'acqua, dilatavo incredulo le branchie, nell'affannosa ricerca del mio sangue...


Ivan Fassio

Marco Seveso, La Sirena, olio su tela, 2003

venerdì 20 settembre 2013

Gettando la Maschera, Nasciamo

su Gaia, di Giovanna Giachetti

Non è soltanto la nostra maschera, quella che noi vediamo, quando ci guardiamo allo specchio o ci incontriamo. Perché, se levato, il trucco non ci assomiglia più? Perché, se potessimo abbandonarlo, il travestimento perderebbe, paradossalmente, proprio le nostre sembianze, come se stesse rimpiangendo un'anima?
Ne abbiamo solo una flebile intuizione, ma ne siamo certi: senza un'essenza, la nostra apparenza si trasforma in un frivolo orpello, in escrescenza carnosa inapplicabile, in un'orma odorosa e, infine, in una traccia abbandonata. Diventa simulacro, abbozzo che riformula un linguaggio. Da qui, un'inedita sostanza si concretizza, si crea allo stesso modo in cui si produce un'opera d'arte – inutile eppure espressiva, opaca eppure rivelante: siamo noi questa nuova materia, quest'impasto contrastante di visione e memoria...

Ivan Fassio


Giovanna "Giogia" Giachetti, Gaia, 2012

martedì 20 agosto 2013

Approdare alla Deriva

Riccarda Montenero, dalla serie La Voie des Sans-Papier

a Riccarda Montenero

Di contraffazione i dirupi plasmavano cartacee ondate,
Mentre putridi impasti carnali asciugavano al nero calore
Del vento disciolto nel sole – all'ora di ieri – rimescolato.
Senza fiato, né lineamenti, si componeva la donna ferita
Nel semplice luogo da bende sorretto: l'indicazione di un dove.
Un alito esterno, sofferto e staccato, manteneva la vita.

Da altre terre spirava quel canto, che più non s'udiva,
Da umide sponde gemeva, forzata, la frazione riproduttiva.
Qui, soltanto, la copia recitava dell'uguale l'identica parte.
L'uomo animale attraccato, stordito e spossato,
Attendeva la falsa speranza dell'allevamento.

Martelli in disuso esplodevano l'ustione dei sensi
Sulla spiaggia arroccata che non esisteva:
L'olfatto tagliava la lingua alla vista.
Dall'orecchio di forbice dell'abrasione,
I polpastrelli stringevano suoni intonati alle palpebre.

Dolore! Accordare e scordare: quel tanto d'oblio ritornava – sei volte –
Con gli occhi alla mente. Povero umano, taciuto nel sacco!
Accasciata, la negra sirena esibiva un foglio di via,
E la valigia, gettata dal porto, scivolava in crepe inaudite:
Di cornucopie meridionali le reti pescavano spurghi.

Si fece una notte, arredata con garbo, per l'elettrica luce:
Da un golfo, ridotta allo spasmo, bollì la risposta, ignorata,
All'enigma segnato da trinità: mai sette furono i giorni!
Scivolò dal sipario il palco allestito, l'uncino di ferro s'arrugginì...
E al silenzio di tomba l'effigie sinuosa ristette, tra sbarre ossidate, a tacere.


Ivan Fassio

Riccarda Montenero, dalla serie "La Voie des Sans-Papiers"

mercoledì 5 giugno 2013

Le Fiamme della Montagna


Si biforca la valle ai piedi del monte, da sempre,

Ché la scrittura del mondo ha scavato strettoie

Per cedere alla cima del masso, alla fine rocciosa del viaggio.

Le strade rimaste, da un tempo lontano,

Erano nuove:

Sorgevano a fronte di passi, su scorci di pascolo,

Per trovare ristoro dal pozzo, alla cappella del santo patrono.

Ora quel luogo è ancora l’inizio di un corso, fiume a ritroso,

Per te, alla finestra, che sogni ammaliata:

È l’incantevole frana dell’aria, la fiaccola del firmamento,

Della battaglia il sacramento possente,

La luce animata, la scelta innocente.


Ivan Fassio



Jean-Paul Charles, 2012

domenica 5 maggio 2013

Guadagnare spazio in profondità. Small One di Ezio Gribaudo a Torre Pellice

Umberto Eco, Lietta e Ezio Gribaudo nello Studio di Davide Binello
In occasione dell’inaugurazione di DB Project, a cura dell’artista Davide Binello, proponiamo una lettura critica dell’esposizione SMALL ONE di Ezio Gribaudo. Tra le sorprese del vernissage del 4 maggio, la visita di Umberto Eco, insignito della cittadinanza onoraria di Torre Pellice... 

A partire da ieri, 4 maggio 2013, è nato a Torre Pellice, presso i locali di via Arnaud 31, il concept DB PROJECT: showroom, con annesso studio, a cura di Davide Binello. I propositi dell’operazione implicano una duplice funzione: atelier, in cui si possano creare opere, e sala espositiva che possa dare spazio anche a creazioni di altri artisti amici e collaboratori. In mostra, potranno essere osservate alcune opere del Maestro Ezio Gribaudo, uno dei più interessanti artisti italiani contemporanei, vincitore nel 1966 del Premio per la Grafica alla XXXIII Biennale di Venezia, e, prossimamente, esposizioni di altri artisti di grande talento: Carlo Galfione, Elio Garis, Ugo Giletta, Andrea Nisbet, Fausto Ghiglia, Claudio Massucco, Diego Scursatone e Massimo Tosco.
Ospiti d'eccezione del vernissage il filosofo e scrittore Umberto Eco e Mario Calabresi, direttore de La Stampa. Insignito della cittadinanza onoraria nel corso della manifestazione Una Torre di Libri, il semiologo aveva appena terminato un intenso dialogo con il giornalista, seguito da un pubblico numeroso e appassionato, all'interno del Tempio Valdese di Torre Pellice.
La finalità della DB PROJECT mira alla creazione di un punto d’incontro, in cui artisti, spettatori, fruitori e collezionisti possano scambiare liberamente impressioni e commenti, dando vita a fertili scambi e a inedite collaborazioni. Per la mostra di apertura, significativamente intitolata SMALL ONE, Ezio Gribaudo presenterà nuove opere di piccole dimensioni (13 X 17,5 cm.).
Ezio Gribaudo, Cavallo, collage e tempera, 2009
Attraverso un’operazione di sintesi, l’artista ha ripreso le caratteristiche tecniche del proprio percorso artistico e le ha riplasmate, modulando le possibili variazioni stilistiche e cromatiche, in un’elaborazione che sa giocare con serialità e generazione di inedite soluzioni all’interno di forme predefinite. L’autrice del testo di presentazione, Laura Scaramozzino, riconduce l’esperienza di questa recente produzione al “vitalismo mitico perennemente in bilico tra l’essere per la carne e una levità originaria, in rinnovata intensità e dinamismo compositivo”. La figurazione stessa, abitando i vuoti e i pieni, insinuandosi in scavi, ritagli, strappi e scalfiture, sembra essere condotta ad un messa in discussione della validità incondizionata della riconoscibilità dell’immagine. Nature morte, astratti prodotti concettuali, animali e archetipiche effigi della storia e della tradizione si presentano all’interno di formati che paiono aggiungere un ulteriore livello di tensione all’ispirazione. Le tinte si scindono nei loro valori primari, sulla superficie di flani tipografici, impregnando le lettere, fluidificandosi sui margini, asciugandosi nei rilievi della stampa, sommergendo i segni di interpunzione. L’opera guadagna spazio sui piani, scendendo dal naturalistico livello di rappresentazione allo strato sottostante, rivelando un disegno e una pittura che dialogano con la sagoma intagliata che li sovrasta, precede e giustifica. A partire da un taglio sulla tela, liberazione e conquista di una dimensione ulteriore, sembra essersi spalancato il palcoscenico di un teatro, assoluto e mitico. In questa messinscena, drammaturgia e recita, parola scritta e azione, poesia e gestualità si incontrano pacificamente, per un annullamento dei contrasti, in un luogo incontaminato, al di là dello spazio e del tempo.
 Ivan Fassio


Ezio Gribaudo, Mela, flano e tempera, 2008

DB PROJECT
Via Arnaud, 31
Torre Pellice – (TO)
Apertura al pubblico: sabato e domenica (è preferibile telefonare al numero +39 347 6472690).

sabato 4 agosto 2012

La Malattia della Croce

Jean Paul Charles, 2012


Sacro terrore libera il mondo. Riunisci te stesso e il tuo amato nell’atto di nascita. Riprendi quel cerchio di sete, del roseto annoda le trecce: un miracolo altare, oltre il resto rimasto. Tre stracci stesi a un paletto, dell’uomo ben strana la scorza.

Malattia della croce sfiata uno sforzo. La foce ne pesca l’avanzo, ingolfata: questa storia di santo, sospiro nel chiodo del male, anima gloria. Calciare le cose, renderle inutili, nello spasmo di giorni inconclusi. Lo scontrarsi violento di porte scassate. Un rumore selvatico. La matrice: questo cedere oggetto, dove sbatte la testa e rimane l’inizio. Momento senza memoria è il fardello, supremo distacco. Un rimbombo di onde, le nubi più gonfie nel letto, a strati costretto spavento di mostro bramato. Eppure, statico accento è di dolce malanno il rifugio. Da urla ritorna la calma di grotte, l’acceso riflesso, fissato in ottuso metallo.

Calare le funi, giù al fiume adirato, rovesciare in groviglio l’estate. Un tempo d’angoscia abitare. La vita è quel cerchio di sete, un tuffo nel mare. Di cuore è la lotta: non nata, sprecata, l’idea mai venuta alla luce.
Ivan Fassio