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venerdì 27 settembre 2013

Un Segno di Pace

a Lo Straniero

Nostro desiderio, inconsciamente, è sempre una realtà: bramiamo il mondo che non c'è, al di là della creazione di senso individuale e collettiva, del sapere personale e della storia. Motore delle apparenze, il verosimile ci porta al largo, attraverso un'elaborazione delle strutture tipiche e della nostra volontà. Ciò potrà convincerci irrevocabilmente che noi, davvero, non siamo. Mai stati da sempre, proprio come per un'illusione.
L'attendibilità, a cui tutti aneliamo, obbliga l'immaginazione ad attivarsi, a ritagliare l'effigie di ciò che resterà riconoscibile. Immaginare diventa la capacità di creare il nostro universo dal nulla: al di là fuma il niente, nello spettro delle evaporate essenze.
Verità è anonima e parziale, così sia: non sarà mai materia di un sapere posseduto. In una sorta di magazzino inconscio e impersonale sembrerebbero essere depositati i simboli grammaticali e sociali, privi di significazione, stoccati finché non riusciranno ad incarnarsi in una persona. Amen: venuto alla luce, il soggetto conferirà significato a questi frammenti atavici, affaccendandosi intorno a un'unità astratta. Per conferire carattere antropomorfico al mondo circostante, lavorerà sul proprio aspetto, come se uno specchio l'avesse plasmato da un'origine informe. Il nostro viso sarà la prima delle apparenze, modellante ed efficace: il modo per incontrarci in un mondo inesistente. Per scambiarci un segno di pace...
 Ivan Fassio

Jean-Paul Charles

sabato 21 settembre 2013

La Dipartita delle Parti

su "Gli Stranieri", di Jean-Paul Charles

Un passo al di fuori sta il pittore, affacciato all'intuizione, con il raggio d'azione delle mani stretto saldamente dalla vista. Ma l'artista scavalca ogni confine e lascia tracce, depone come uccello il suo carico futuro: fardello di monaco in passaggio, straniero spaesato di fronte al santuario, stazione sperduta del pellegrinaggio.
Le reliquie sono sue: le sue parti dipartite. La sepoltura è ormai conclusa: defunto ed interrato, il suo pianto rigermoglia già nell'altro. Penitenza è consumata nelle asperità del viaggio, devozione è collaudata sulla gratuità dell'atto, il coraggio visitato in ginocchio al colonnato. Povertà ritorna sempre, tre volte ogni giornata, tradita nella notte, dai fumi amplificati, prima che il gallo abbia cantato: l'imbarazzo dell'affronto lascia l'uomo liberato, peccato necessario, ammesso e perdonato.
Come lui non camminiamo, come lui non respiriamo: è un animale esaltato dagli istinti, confonde il prima con il dopo e prende il tutto per il niente, il quadro non distingue da cornice, la causa riduce nell'effetto, e scambia con il prossimo se stesso...


Ivan Fassio

Jean-Paul Charles, Gli Stranieri, 2013