mercoledì 12 marzo 2014

La Vergine di Corinto – Un'Esposizione Collettiva

A cura di Ivan Fassio

Keren Cytter, Angela Dufresne, Nan Goldin, Chantal Joffe, Elke Krystufek, Leigh Ledare, Zoe Leonard, Jonathan Monk, Tony Oursler, Marc Quinn, Gosia Turzeniecka

La Galleria Kosmos inaugura i propri spazi a Mosca con “La Vergine di Corinto”, una mostra collettiva dedicata alle articolate relazioni tra contemporaneità e strutture archetipiche della rappresentazione femminile. Il variegato percorso si snoda tra fotografia, pittura, grafica, video-art, in una prospettiva multimediale e interdisciplinare.

È inverno a Corinto, città dissoluta e corrotta. Una vergine muore, poco prima delle nozze. La nutrice ne raccoglie i giocattoli preferiti in un cesto. Posandolo sulla tomba, lo copre con una tegola per preservarlo dal freddo e dalle intemperie.
A primavera, una pianta di acanto fiorisce sul sepolcro. Giorno dopo giorno, l'arbusto avvolge il paniere. Le foglie cercano di farsi luce e, giunte alla tegola, la aggirano con una voluta sinuosa.
Lo scultore Callimaco passa accanto a questo curioso canestro. Impressionato e affascinato dalle forme create casualmente, si precipita nel suo studio e scolpisce un nuovo capitello a immagine di quello spettacolo floreale. Così il De Architectura di Vitruvio racconta l'origine dello stile corinzio.
Ideata secondo le proporzioni del corpo femminile, questa colonna era percepita come il correlativo della purezza, del gioco, della danza, dell'immortalità dell'anima...

Oggi, nella continua modificazione e dinamicità di forme e contenuti, il nostro compito è ancora indagare determinate strutture universali. Modalità essenziali, scavi alle radici della percezione e dell'esistenza, analisi di modelli conoscitivi imprescindibili restano prerogativa della pratica estetica contemporanea. Dietro alle immagini, che crescono spontaneamente intorno ad un nucleo di forte intensità emotiva e sperimentale, cova l'archetipo.
Nel contesto della mostra collettiva – per accostamenti e contrasti espositivi – la fonte originaria, biologica e generatrice di ogni opera sarà approfondita, in quanto concettualmente assimilabile alle categorie di femminilità, fertilità, seduzione, maternità.
Tony Oursler fa scaturire la fisionomia da uno stimolo misurato (Creeping Physionomy), oppure tratteggiando i lineamenti attraverso un particolare controllo dell'eccitazione, dell'impeto immaginifico (Carousal/Arousal). Amalgamando diversi aspetti del sapere e della memoria, l'identità emerge per effetto di intuizioni estatiche da un fondale che accoglie tecnologia e comunicazione, scienza e mitologia.
Lo stile nasce da questo grembo materno, dalla viscerale intrusione di elementi atavici in un odierno crogiolo di connessioni. Si crea, così, riformulando un processo riproduttivo, il simulato sangue del mondo. Marc Quinn, in un costante riferimento al progresso, propone un dualismo dinamico e sofferto tra carne e spirito (Untitled II). La materia pare formarsi al di là del caos, in una dispersione che è scissione: distanza incolmabile tra noi e l'anfratto più autentico del mondo.
Il legame con una madre universale diventa domanda inquietante sull'esperienza dei rapporti filiali nel video Shoulder di Leigh Ledare. Pianto, emozione, ripiegamento su se stessi permettono ad arte e vita di intrecciarsi in una riflessione sugli affetti primari: uno spiraglio sulla percezione di oscure zone della coscienza.
La sistematicità quotidiana e ostinata della fotografia di Nan Goldin porta l'autoritratto alla conquista di nuovi territori espressivi. L'opera diventa feticcio abbandonato, macchia depositata che continua a mantenere, nel tempo, le calde impronte della sua creatrice: divinità attenta a filtrare e a combinare le giuste dosi di una pulsante materia biologica.
L'attivismo politico e l'impegno femminista di Zoe Leonard culminano in tragiche visioni esistenziali, slacciate dall'urgenza della denuncia politica. La documentazione giornalistica e la testimonianza sociale si fanno cupe rappresentazioni del disagio contemporaneo e, allo stesso tempo, sofferte notazioni sulla condizione umana (Effigy).
Chantal Joffe, attraverso una produzione bad painting iterata e sperimentata nel campo della raffigurazione femminile, approda al ritratto maschile. Il violento montaggio di diverse modalità espressive contamina l'ingenuità del tratto con la brutalità degli accostamenti cromatici.
Elke Krystufek si ritrae ossessivamente. Creando un archivio personale, in cui sessualità e motivi psicanalitici si intrecciano, l'artista fa riferimento ad una pratica estetica che mantiene, alle proprie basi, l'azione come elemento di interdisciplinarietà e la catalogazione come privilegiata riflessione sul tempo.
Se l'architettura opera sulle tre dimensioni, Angela Dufresne riporta la pittura al suo livello di bidimensionalità problematica, dove ogni plausibile prospettiva recupera il proprio originale significato simbolico. Corrispettivi di questo esercizio stilistico sono l'analisi binaria dell'identità personale e del rapporto femminile-maschile. In questo senso, le tensioni intime e relazionali tra i sessi sono poste a livello di exempla: come se si trattasse di immagini prodotte in un tempo lontano, secondo un codice di valori ormai estraniante.
Video Art Manual, di Keren Cytter, inscena secondo modalità post-moderne il dissidio tra invenzione e critica d'arte. La serie di indicazioni è imposta dalla ormai consueta ed esausta pratica della produzione di video artistici. La combinazione delle sequenze e le tipologie di azione spostano l'attenzione, in modo ludico e liberatorio, sulla validità di determinate esperienze. Sull’altro versante, le cartoline di Jonathan Monk ci mostrano luoghi d’arte e di villeggiatura, seducenti località immortalate in bianco e nero. Paradossalmente, vecchie figure sbiadite trasmettono un messaggio al futuro, che si riavvolge vertiginosamente su se stesso: matrice di ogni comunicazione interpersonale, pubblica o politica.
Le donne dormienti di Gosia Turzeniecka ricalcano l'impossibile visione di ciò che è nascosto. Nella consapevolezza inquietante di essere esclusi dalla loro esperienza, noi registriamo la vibrazione vitale di queste figure, insieme a tutta la nostra incertezza. Quando ci risveglieremo con loro, avremo già compreso i motivi della nostra attesa. Avremo completato il quadro della veglia.
Le decorazioni, che la presenza umana lascerà sulla carta, saranno le foglie di una pianta nata dall'aspettativa e dalla speranza per una comprensione maggiore, dalla tensione verso una conoscenza immacolata e assoluta...

Ivan Fassio


Kosmos Gallery
9, Baltiyskaya street
Moscow
Russia
Orari: Martedì – Sabato, 15 – 19:30 o su appuntamento

Nan Goldin, Self-portrait with eyes turned inward, Boston 1989

Elke Krystufek, Untitled Drawing

Zoe Leonard, Effigy


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