sabato 11 marzo 2017

Il Segno è Tratto al Doctor Sax

Il Segno è Tratto

Incontro/Confronto tra Disegnatori, Illustratori, Artisti e Professionisti del Bozzetto e dello Schizzo


a cura di Amalia de Bernardis e Ivan Fassio
Doctor Sax
Murazzi Lato Sx - Torino
lunedì 13 e martedì 14 marzo 2017 – 19.00/22.00
Martedì 14 marzo dalle 20,30 FILTR-AZIONI
azione poetico-musicale di Andrea Cavallo e Ivan Fassio

Elisa Camurati, Mara Chemini, Solido Collettivo, Chiara De Cillis,
Vanessa Depetris, Flavio Fassio, Rossella Ferrero, Cecilia Gattullo, Tiziana Inversi,
Enrica Merlo, Alessandra Nunziante, Ester Pairona, Beatrice Sacco,
Egle Scroppo, Dayana Stano, Angelica Vanni

Senza vederci
Alla memoria
Ci affidiamo dei segni.
Che ogni sogno
Sia un tracciato,
Un solco al tatto,
Che l’esistenza
Si sfianchi
E sconfini in altri piani,
Che ordini la pagina
Un’azione, ancora,
Prima di sbiancare.

i.f.

Segno e disegno. Non soltanto una tecnica artistica, ma una modalità di comunicazione, vera e propria categoria espressiva radicata all'origine della nostra percezione, del nostro rapporto con gli altri, della nostra necessità di incidere, ricordare, lasciare traccia, testimoniare.
Il 13 e 14 marzo 2017, al Doctor Sax, storico locale sul lato sinistro dei Murazzi di Torino, dove già negli anni Settanta la fucina dell'avanguardia musicale e visiva torinese elaborava commistioni e provocazioni, arriva Il Segno è Tratto, libera esposizione di opere di artisti, illustratori e designer, per un'elaborazione di un grande disegno collettivo nella Torino underground. Qui, dove le correnti sotterranee e i gruppi votati alla sperimentazione preparavano la loro ascesa sulla scena indipendente nazionale e internazionale, la mostra Il Segno è Tratto vuole far rivivere lo spirito dell'incontro, la possibilità di inedite collaborazioni, la tensione multidisciplinare che anima immagine, esposizione contemporanea, teatro, poesia, suono. Una grande rappresentazione grafica di gruppo e, allo stesso tempo, un tratto comune da percorrere in libertà: per ripetersi, modificati dal confronto, nello stesso luogo e in altri momenti e situazioni. Per tessere e fissare la trama del futuro!
Un'installazione a muro con opere di sedici artisti di diverso stile e provenienza, per un allestimento polifonico che sarà protagonista e, contemporaneamente, scenario la sera di martedì 14 marzo a partire dalle 20,30, dell'evento poetico FILTR-AZIONI. Serge Gainsbourg re-citato dal vivo con Andrea Cavallo (piano) e Ivan Fassio (testi e voce).
A poco più di venticinque anni dalla sua somparsa, Serge Gainsbourg rimane il simbolo di un'esistenza in cui vita e arte si confondono, amalgamandosi. Gainsbourg elevò la provocazione a cifra della propria intera produzione artistica, spingendola fino alle estreme conseguenze: "Je connais mes limites. C'est pourquoi je vais au-delà", diceva.
Ivan Fassio e Andrea Cavallo ricostruiscono la figura di questo artista incredibile attraverso la sua musica e le sue parole, per regalarci il ritratto di uno degli uomini più controversi, affascinanti e incisivi del nostro tempo.

Ivan Fassio




sabato 4 marzo 2017

IL TEMPO. La Meta e la Misura

Il Tempo
La Meta e la Misura

a cura di Amalia de Bernardis + Ivan Fassio
con il Patrocinio della Città di Torino

Cripta della Chiesa di San Michele Arcangelo
via Giovanni Giolitti, 44
Torino

Inaugurazione giovedì 9 marzo 2017 dalle 19.00
fino al 29 marzo
dal lunedì al mercoledì 18,30 – 20,30
dal giovedì alla domenica 11,00 – 13,00

Esposizione contemporanea di
Silvia Beccaria, Elisa Camurati, Vanessa Depetris, Cecilia Gattullo,
Paolo Grinza, Alex Kova, Caterina Luciano, Andrea Massarelli,
Tonino Mosconi, Flavio Ullucci, Francesca Vignale
Catalogo Raineri Vivaldelli Editore

Durante l'inaugurazione, “Ritrosia. Poesie a Ritroso” di Ivan Fassio, lettura attiva per scala, asse, fotocopie, nastro adesivo, rotolo e residuo

La conoscenza si conquista nel tempo, secondo un insieme di modalità indefinibili con una precisa teorizzazione: si tratta di un pozzo di possibilità imperscrutabili. Il luogo è oscuro, tenebroso, oppure di fascino. Dove e come non importa più, in questo fiume scintillante, agghiacciante, minaccioso, pieno. È sera è mattina, insieme, per il giorno fantastico, cuore.
Chiudi gli occhi, addormenta più forte il torpore, schiaccia una miriade di stelle sotto le palpebre. Sono i sensi che iniziano il sogno, quel viaggio ritorno ed andata, per la stazione di sempre, a breve durata. Luci filanti aggrappate al grande esperito, miracolosamente passato, convesso. È il patto che redigi con gli altri che spinge, istintivamente, la parte più ascosa di te ad impegnarsi alla vista, coi tramiti giusti. Intanto, il silenzio rosicchia uno stipite.
L'arte è così: si parla con sé, mano a mano, in soliloquio fittizio, seguendo una prassi, una legge non scritta che dice ad ognuno: “È notte, ci amiamo!”

L'esistenza non è soltanto un mistero. C'è un linguaggio celato in ogni strato, in ogni frangente. Questi alfabeti noi frequentiamo. Se siamo disciplinati, li assimiliamo. Allora, possiamo dedurre delle regole ricorrenti: biologiche e logiche, sociali e comportamentali, espressive e creative, comunicative tutte. Se talentuosi, impariamo ad amalgamare. In questo modo, l'opera è un ingranaggio che gira e che si sorregge: funziona, serve, unge, si presta.
L'acquisizione di stile è un atto retorico? La risposta sta nella domanda, punto interrogativo compreso. Segno, invito, distacco. Non confondiamoci: pratichiamo questo quesito nella sospensione di una vita temporale, nella curva dell'evento, setacciando stendendo plasmando con spirito di cercatori d'oro ed alchimisti. L'intervallo ha rilasciato il proprio alone: l'incedere è più cauto, ormai, a sapere che si può rivivere l'intera traversata di passaggio. Avere ricreato la pasta dell'arte attraverso un nuovo macchinario: pachiderma e corazza, insieme, telaio ed arazzo. Attendiamo e non aspettiamo il ritorno d'un uguale lavorìo, costante o momentaneo. Il risultato è questo ricordo di sé, rievocazione: parte indispensabile al cambiamento, carburante e dispositivo, nel medesimo tempo, della trasformazione.


Ivan Fassio


venerdì 3 marzo 2017

Opporre Opposizione



Induzione Teorico-Creativa di Ivan Fassio
per l'operazione visiva di Elisa Camurati, Chiara De Cillis, 
Davide Galipò, Enrica Merlo, Renata Bolognesi,
per lo spazio di Cecilia Gattullo e Piera Romeo


La fotografia ci obbliga a riprenderci, per riconoscerci, anche se ritagliata da un giornale, per quotidiana opposizione allo scorrimento logico, imposto necessario, in comoda abitudine: così ci lega al nostro io, cauta libertà. Di noi rimane appena, tuttavia, il ritratto sbiadito, mal incorniciato, in sospensione lenta, temporale. Ammaccati, siamo costretti a disfarci delle figure, a stare fermi, in precarietà, a rimuginare.

La ricerca intellettuale per l'estetica novità ci acceca di fronte all'intrinseca bellezza, quale atto di viltà: creatività, sentimento, verità? Occorre scegliere una via e raccogliere la forza. Poi, colmi di energie, potremo dire. L'autore e il lettore sono ormai legati da un'incomprensione giocosa, che non dà vertigine soltanto se ci si lascia abbandonare: ciò che ci legge e ci scrive è il tassello mancante: la pura sostanza, la preziosa inanità.

Una musica soddisfa un'esigenza, talvolta. E il desiderio genera i sogni, le azioni e i bisogni, necessità dipendenza. Per questo, è nato lo spartito, in quanto spirito segnico, senso grafico verso esecuzione, quasi alchemica trasformazione in progresso e a ritroso. Limite verbale, infine, per germogliazione di capacità, talento, irraggiungibile perfezione.

La produzione di significato ci fa capire che la scelta è una scheggia di mina utile a ferire ed uccidere altri dai caduti sul campo. Fuori da noi, la battaglia è un prato di erica. Si ride così - lo slancio rinnovano - di guerra come di un fiore, tra gli steli delle parole, sostegno dei petali: capriole sul prato.

Il potere delle coincidenze risulta e risalta dall'isteria collettiva che, volenti, rispecchiamo e, nolenti, riassorbiamo e rigettiamo. Cammineremmo a testa in giù, sul soffitto della rimessa in cui viviamo, pur di guarire dalla malattia. E l'indomani sapremmo ripartire con un misto di sorpresa e di terrore. I poeti sono spaventati, provando un tale movimento sussultorio. Scrollati dai ponti delle idee, affacciati alle balaustre del terremoto. Tenendo duro, restano, nella peggiore delle ipotesi, in quanto tramiti della tensione, i fili che depositano al sicuro la corrente: crasi minima evidente.

Un giorno la produzione supererà di gran lunga ogni necessità e l'uomo ne avrà abbastanza: s'accorgerà della vita, che lui stesso aveva scordato quando l'incubo del lavoro l'aveva soggiogato, assuefatto. Allora, l'arte sarà esistenza e niente di più – fare, disfare per nascere, crescere, amare, morire.
Le curve son lunghe. La Storia è una strada? Portiamo con noi una manciata d'immagini, originali, stampate, copiate, dattiloscritte, tirate in illimitata probabilità. Spendiamole bene per l'ultima volta. Non piangiamo, abbracciamoci, ché tanto son rose: di tutti i colori.



Ivan Fassio


domenica 5 febbraio 2017

Le Età
Il Sonno della Materia

a cura di Amalia de Bernardis + Ivan Fassio

con il Patrocinio della Città di Torino

Inaugurazione domenica 5 febbraio dalle 18,30
fino al 26 febbraio: mar.-ven. 18.30-20.30 / sab.-dom. 17.00-20.30
Cripta della Chiesa di San Michele Arcangelo
Via Giovanni Giolitti, 44
Torino

Silvia Beccaria, Vadis Bertaglia, Andrea Chidichimo, Vanessa Depetris, Luciano Gaglio, Veronica La Greca, Andrea Massarelli, Ester Pairona, Cosimo Savina, Silvia Vaula

Catalogo Raineri Vivaldelli Editore

Scultura, pittura, fotografia, installazioni, tecniche miste per una riflessione sulle età dell'uomo, sull'evanescenza e corporeità della materia, sulla ciclicità di corsi e ricorsi.
Testi dedicati ad ogni artista ed all'allestimento saranno sviluppati in itinere.


Oh, le mie scritture ingranate
Nel circolo delle creature!
Simili a luce, ma eterne,
Si svelano a tutti, donate,
Perché tu possa vederle.

Due poteri ci abbattono, due Soli: la creazione e la libertà. La domanda è un'illuminazione, dove germoglia perpetua un'alba doppia, ugualmente caricata ai poli, calamitata calamità. Se per tremore guardiamo in alto, una risposta sta sugli alberi, quali creature vicine alla perfezione. Al di là delle strutture del labirinto, necessità comunitarie, perplessità di trama, la soluzione dell'artista è, talvolta, il volo. Volontà di scavalcare, cecità consumata, peccato originale. Certo, si deve essere cauti, quel tanto che ci basta e per quanto sempre occorre, ché l'unicità è azione possibile e dovuta. Qui, la pratica è messaggio, mai più stile, bensì passaggio.

Io, come te, ho visto le mete allontanarsi, cedere un passo al secondo nell'allarme dell'esistenza: scogliere del cielo dove ogni istante s'infrange. Tutte le stelle ho ascoltato spegnersi, soffocate su solai ammantati di fieno. L'incendio sciogliersi e la morte rivivere, la fame infinita. Certo, occorre stare così, tanto giovani, perché le nostre braccia non trascinino mai più un'immagine cara. Forse, da qui passa soltanto, di nuovo ed ancora, la sicura eternità dell'umano. Saperlo è esserci, almeno, per quell'attimo cavo: una vita ci basta.

Poi, con la barca a remi
E quella a vela,
L'uomo cominciò a cucire
Le parole sulla Terra,
Scoprendo l'uso della tela.
Per me, che non so nuotare,
Questa Storia è proprio bella.



Ivan Fassio + Amalia de Bernardis

lunedì 12 dicembre 2016

Evento Avvento. GoTo Gallery

Evento Avvento

Esposizione ad Arte

a cura di Antonella Goto







Tina Ciravegna, Marco Corongi, 
Vanessa Depetris, Flavio Fassio, 
Cecilia Gattullo, Tiziana Inversi, Andrea Massarelli, Maria Antonietta Onida, 
Ester Pairona, Gabriele Pino, 
Luna Potenziere, Cosimo Savina


Inaugurazione venerdì 9 dicembre, dalle 18,30. In galleria, fino al 21 dicembre, soluzioni e progetti innovativi legati a incisione e pittura, fotografia e video, artigianato e design, illustrazione e fumetto, arte digitale.

GoTo Gallery
via Giorgio Bidone, 16
10125 Torino
f
ino al 21 dicembre 2016, tutti i giorni dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 19 e su appuntamento


Evento Avvento. Esposizione ad Arte, a cura di Antonella Goto, dal 9 al 21 dicembre 2016 a Torino presso la GoTo Gallery di via Giorgio Bidone 16.
Soluzioni e progetti innovativi legati a incisione e pittura, fotografia e video, artigianato e design, illustrazione e fumetto, arte digitale.
In mostra, a cura di Antonella Goto: l'illustrazione di Gabriele Pino, le tecniche miste di Andrea Massarelli, i porta-foto anatomico-sensoriali di Vanessa Depetris, la produzione eclettica di Ester Pairona, il segno inconfondibile di Maria Antonietta Onida, le eleganti e suggestive incisioni di Tina Ciravegna, i dipinti metafisici di Tiziana Inversi, la pittura e la video-art digitali di Flavio Fassio, i quadri e i singolari gioielli in maizena di Luna Potenziere, le fotografie degli scorci urbani di Marco Corongi, la sinestesia in analogico di Cosimo Savina, le trasposizioni su borse e sciarpe dello stile astratto e onirico di Cecilia Gattullo.


Inaugurazione venerdì 9 dicembre, dalle 18,30
tutti i giorni 11-13 e 15-19
Maertedì 13 e mercoledì 14 dicembre orario continuato dalle 11 alle 16
info: Ivan Fassio 3382270563 ivan.fassio@gmail.com
Antonella Goto 3397898794



sabato 19 novembre 2016

PHOTOSHOT. Fotografia in Posa

PHOTOSHOT
Fotografia in posa

23-24-25 novembre 2016
dalle 17 alle 23
Doctor Sax_murazzi lato sx

a cura di Amalia de Bernardis e Ivan Fassio






Simone Mussat Sartor, Sebastiano Pellion di Persano, Ornella Rovera,
Luciano Gaglio, Roberta Toscano, Armando Riva, Silvia Vaula, AndreaRoccioletti,
Greta Bertino, Cosimo Savina, Isabella Indiesigh, Hermann Reiter, Ester Pairona, Daniele D'Antonio, Gigi Galli, Andrea Massarelli, Vincenzo Bruno,
Adriano Paltrinieri, Migi Catacchio, Rossella Ferrero, Gepe Cavallero,
Marco Lavagetto, Raffaella Dal Toso, Vanessa De Petris,
Roberto Napolitano, Enrico Carpegna, Alex Kova, Fabrizio Bertoldo

Dal 23 al 25 novembre 2016, al Doctor Sax, storico locale sul lato sinistro dei Murazzi di Torino, dove già negli anni Settanta la fucina dell'avanguardia musicale e artistica torinese elaborava commistioni e provocazioni, arriva PHOTOSHOT, libera esposizione di opere di artisti fotografi, per un'elaborazione di un grande scatto di gruppo collettivo nella Torino underground. Qui, dove le correnti sotterranee e i gruppi votati alla sperimentazione preparavano la loro ascesa sulla scena indipendente nazionale e internazionale, la mostraPHOTOSHOT Fotografia in Posa vuole far rivivere lo spirito dell'incontro, la possibilità di inedite collaborazioni, la tensione multidisciplinare che anima immagine, teatro, poesia, musica. Una foto di classe, tutti in posa e, insieme, un sorso, un assaggio di libertà: per ripetersi, modificati dal confronto, nello stesso luogo e in altri momenti e situazioni. Per aprire, puntare e fissare l'obiettivo futuro!
Un'installazione a muro di più di venti opere fotografiche di artisti di diverso stile e provenienza, per un allestimento polifonico che sarà protagonista e, allo stesso tempo, scenario di una serie di eventi artistici: lo spettacolo teatrale A.T. di Martina Manera, le voci dei poeti torinesi con RADIOBLUENOTE – Mixtape di Poesia e l'atto poetico Induzioni Interrotte a cura di Davide Bava per la serata del 25 novembre dalle 21.00.

Mise en abyme, fotografia pre-testuale per uno scatto di gruppo in un locale storico, il Doctor Sax, sulle orme delle avanguardie musicali, teatrali, visive e poetiche degli Anni Settanta e Ottanta. Una foto di classe, ricognizione generazionale, PHOTOSHOT, per mezzo dell'applicazione concreta, nel lavoro di allestimento e libera associazione sensibile e iconografica, di una serie di giochi del linguaggio, guizzi, motti di spirito, finalizzati a composizioni collettive che sembrerebbero trarre impulso dalla stessa capacità polisemica della parola shot: inquadratura, scatto, sorso, sparo e colpo.
La fotografia, fondandosi necessariamente all’interno della dialettica tra atto irripetibile e memoria, basa sulla contraddittorietà il proprio carattere di arte contemporanea per eccellenza. Mostrandoci ciò che è stato, non soltanto conserva, ma ci fa percepire la caducità di ogni istante. La vita si estingue nel momento immortalante, si congela: ne rimangono le infinite possibilità di lettura, i diversi livelli di interpretazione.
Per abitare le nostre coscienze, in questo modo, ogni creazione potrà produrre una trascendenza, attraverso il baratro significante della simulazione e della scommessa linguistica, della finzione dissimulata, del progetto iniziale svelato e riproposto con ironia, autenticità, vivacità. Nell’attesa dell’avvento di queste condizioni, l’opera si porrà come fatto ludico e teatrale, musicale e poetico, da vivere insieme sul momento, in dialogo e confronto proficuo tra tematiche, forme, contenuti riaffioranti. Salvaguardando il proprio orizzonte, svincolandosi dall’alternarsi delle stagioni, l'immagine conquisterà, tanto pazientemente quanto liberamente, il proprio spazio nella percezione di ogni futuro spettatore.
Ivan Fassio + Amalia de Bernardis

Simone Mussat Sartor per PHOTOSHOT




venerdì 21 ottobre 2016

0.0_dialogo sulla fotografia contemporanea

a cura di amalia de bernardis + ivan fassio

Una Mostra con
Greta Bertino, Davide Bonaiti, Vincenzo Bruno, Fulvio Colangelo, Marco Corongi,
Marco Da Rold, Gigi Galli, Andrea Massarelli, Ester Pairona, Adriano Paltrinieri,
Hermann Reiter, Cosimo Savina, Roberta Toscano, Erminio Vanzan

GoTo Gallery
via Giorgio Bidone, 16
Torino
Inaugurazione venerdì 28 ottobre 2016 ore 18.30
fino al 10 novembre 2016
tutti i giorni dalle 12 alle 16, in altri orari su appuntamento
ingresso libero
per informazioni
3484612543 – 3382270563

La sfaccettatura è, di fatto, precisa: tagliata dal tempo ché, sicura, è diventata più lenta la mano. Se oltre si pone, o di fronte, lo scavo cercato per quel che non c'è, d'immediato, sul senso; sondare si deve, di fianco, la parte da dove, ignoto, nessuno è mai stato al presente: allora sapere è un bisogno. Così nasce la scienza. La fotografia illumina i sogni, quando sotto son scritte le ossa. Dalle arcate già rotte, che spendono cerchi di luce, allo sguardo curioso di chi morti un milione ne piange, stanno i forti a sperare preziosa la roccia. Questa, una volta spezzata, un po' prima ghiacciata, sulla cima dell'angolo, resta visione: era materia più corta, ma anima cruda, anche com'era in miniera: carbone.
i.f.


I)

Catturare, allo stesso tempo, il soggetto e il suo travaglio: gli accenni di tutto il tempo passato e il mistero della nascita, l'enigma del divenire. È il compito del ritrattista, la battaglia dell'artista.
La pratica estetica, continuamente, fa immagini: nella scrittura, nella musica, nella pittura. Questa creazione non ha nulla a che fare con fantasia o ricordi, con determinazioni necessariamente sensibili. Al contrario, la figura può essere intesa e percepita nella nudità di un concetto, nel sentore di una predizione, nella purezza di un contenuto, nel funzionamento di una formula: è la rappresentazione che rimane impressa nelle profondità encefaliche, che solca il nostro inconscio. La fotografia, in quanto trascrizione della luce, ci dà sempre a priori un'illusione di verità, richiedendoci una sospensione dell'incredulità. Sebbene non possa essere definita in termini di verosimiglianza, poiché ogni scatto presuppone una scelta di inquadrature e sottintende un punto di vista, essa richiede un assenso preventivo. I dipinti, nel corso del secolo, ne hanno succhiato l'illuminazione, assimilato la definizione.


II)

La riconoscibilità del nostro profilo è il risultato di un compromesso tra spirito e vita. Paghiamo il conto, per tanta consuetudine, ad un’economia che ci piega: percepiamo, in questo modo, ciò che conviene, inconsapevolmente. Come per un nome, la figura si fa linguaggio – ci chiamiamo attraverso i lineamenti sgrossati, utilizzando le fattezze stilizzate. Ci somigliamo definitivamente, diventiamo noi stessi e coincidiamo con le sommarie parole che ci definiscono: le nostre generalità, appunto. Ci rincorriamo nel deserto come nella fotografia, tanto nella città concreta quanto nella parcellizzazione informatica, eludendo il tremendo pericolo della scena impossibile, del gesto inconcludente, dell’irriconoscibilità del cambiamento radicale.

III)

L’opera d’arte nasce al servizio di un rituale. Tenta di scongiurare la morte e proteggere l’attimo dallo scorrere del tempo. Per abitare le nostre coscienze e per scavare nel nostro linguaggio, in questo modo, ogni creazione deve produrre una trascendenza. Nell’attesa di questo avvento, l’opera si impone come fatto spirituale: gioco, teatro, religione. Salvaguardando il proprio orizzonte dall’alternarsi delle stagioni, conquista pazientemente il proprio spazio nella percezione di ogni possibile –futuribile – spettatore.
La fotografia, nel suo fondarsi all’interno della dialettica tra atto irripetibile e memoria, basa sulla contraddittorietà il proprio carattere di arte contemporanea. Mostrandoci ciò che è stato, non soltanto conserva, ma ci fa percepire la caducità di ogni istante. La vita si estingue nel momento dello scatto, si congela: ne rimangono le infinite possibilità di lettura, i diversi livelli di interpretazione.
Dall’immagine fotografica, allo stesso modo, si libera l’incolmabile divario tra vita e eternità. Amore e morte restano le facce di una stessa moneta nella fatalità dell’atto sacrificale, nel gioco della sensualità, nel fascino o nella disarmonia del gesto teatrale.

Ivan Fassio