lunedì 28 aprile 2014

Iperboreo

Per la mostra "VEDO LA LUCE. Sculture Luminose per un'Europa Illuminata"

Europa:
da eu-rope, "ben irrigata"
da (eurus), "ampio" e ōp "occhio", con significato di "ampio sguardo"
In mitologia:
madre di Minosse, rapita da Zeus trasformato in toro bianco


A Nord di Creta, sopra il mare, sta l'Europa: in questa mappa distesa, con gli occhi rivolti alle stelle, in questa zona mentale che brama. Irrazionale porzione irrigata, di fiumi e di laghi si nutre ed incide. Sguardo di luna cingente, ampio: piena e calante, sa orbitare rette piovose e – avanti – nevose, più a settentrione. Il carro del sole salente è intuizione apollinea, il controcanto dell'ebbro agognare. Accoglie un toro le spoglie d'amore, su spalle ribelli, accarezza le guance di spiaggia: così, viene Dio a rispecchiarsi su tiepide schiume o su lucida onda, in quieto vagare.
Più tardi, abitata – non più immaginata –, la terra avrà carmi di guerra, ratti barbarici, campi di sale, sangue di sete. Accorrete, accorrete! Al pozzo di luce, al pianto di madre per parti dedalici, labirintici scarti. L'Impero, sedotto più volte da manie di ventura, si riaccenderà... per definizione, in ginocchio, da secoli scettico sul miracolo assurdo: la libertà. I popoli insorti si rinserreranno, credendo e cadendo, unici e statici. Di qui, la fame energetica, carboni meccanici, locomotive: uno spruzzo d'America! Non più pregare e vangare, saper inventare, ma l'accumulo del gonfio spettacolo, l'industria tronfia di plastiche inutili. L'unità necessaria come sinistro ricatto, l'economia del riscatto. Ora, gli astri – che un giovane uomo mirava per impossibile calcolo – son dodici e più, in fievole aumento: resta quel lume da scogli lontani, a rischiarare l'inesplorato sognato.


Ivan Fassio

Jean-Paul Charles, lightbox, 2014
Ennio Bertrand, My Cup of Tea

Enrico Tommaso De Paris, biolandscape #026

sabato 5 aprile 2014

Il Corpo del Concetto

Nelle parole di Ennio Onnis

L'arte e la poesia abitano un interstizio encefalico, uno spazio della corteccia, in cui la tela della rappresentazione è costantemente lacerata. Ciò non significa che le situazioni non si formulino, che le storie non si producano, che le scenografie non si arredino. Al contrario, quel divario lascia trapelare concretamente ogni effigie, come se fosse condensata dal respiro dell'autore, forgiata dalle fauci infuocate della storia o liberata da una coscienza vacillante.
La risoluzione delle immagini si impone nitidamente, come a seguito di un devastante colpo, di un atto di violenza rivelata, di uno smascheramento sacrificale. I tempi sono tragici: la parola li ascolta e inscena.
Come ignorata da ogni altro dominio della realtà, la fine imminente è qui colta ed esorcizzata, schernita e oggettivata, simbolizzata. Nella nave del mondo, pesante di vita e alleggerita dalle forze gravitazionali, ci dibattiamo inermi e colpevoli: la pietà è morta, strangolata dalle nostre stesse mani, invalidata dall'impalpabile mostro globale che abbiamo generato.
I numeri, logiche fondamenta, non obbediscono ad alcuna regola: dal terrore economico tutte le certezze sono sgretolate. Allo stesso modo, ogni processo razionale è bloccato sul baratro in una statica e perturbante vertigine.
La quotidianità ritorna nei nostri pensieri sotto forma di risata straniante, di guizzo scanzonato, a riportare una pace sospesa, ironica e liberatoria. È una distrazione necessaria, talvolta involontaria, che si oppone alla maledizione del presente.
Dall'artificiale stato in cui viviamo, la realtà è mutata in divoratrice d'esistenze: attraversiamo trasfigurazioni mistiche durante il nostro viaggio siderale, evaporazioni e sublimazioni animose e animali.
Il fiato della coscienza è danneggiato, in ogni dove. Ennio Onnis ne è consapevole: ha inventato il luogo in cui attingere l'autentica adesione tra concetto e concrezione, il contratto fondatore che unisce spirito e carne. Mistero tremendo e fascinoso, in equilibrio tra filosofia e religione, la macchina che ci macina deve essere scomposta in qualche area della mente, affinché la notizia dello smantellamento ideale giunga agli altri uomini. La pala del mulino gira lenta, inesorabile, alla periferia di un'ipnotica città: discarica o archivio di tecnologie sempre più residuali. Noi siamo pronti a batterci, cavallerescamente, con immaginazione, invenzione e inedite fabbricazioni cerebrali...


Ivan Fassio

Ennio Onnis, Città

Le Cose da Fare, le Cose da Dire

Inventiamola finalmente
Questa letteratura cestinata
Questa scrittura da pattumiera:
La poesia scartata, invalidata
L'aforisma annullato, sbagliato
Imbarazzato!


Ivan Fassio

Ennio Onnis, olio su tavola, 2013

Orale Solare

La testa ottusa e il silenzio del piombo per ogni occasione mancata: la letteratura defecata, illusa, invadente, scorretta, falsa, deficiente, tarata, scarsa, ignorata, ignorante, inadeguata, sorridente, inebetita, imbarazzante... La vita che odora, il sacrificio solare, l'anima pura...

Ennio Onnis, olio su tavola, 2010

venerdì 14 marzo 2014

Tessuto Urbano: Strutture e Sovrapposizioni

Laura Ambrosi, Ricamo su Torino, courtesy GAM

Dare un senso a un tessuto urbano - a un testo, quindi, nella sua accezione fedelmente etimologica - ha a che vedere, più dualisticamente ancora che per altri campi di studio semiologici, con l'indicazione di significato e direzione. La direzione, per quanto riguarda i "segnali veicolari" dell'architettura e dello studio del paesaggio, è già, di per sé, un significato. Non c'è, infatti, significato sociale che non tenda, in modo progettuale, a un fine o che non abbia delle solide radici in un luogo spaziale, sia esso reale o metaforico. La nostra stessa conoscenza, la nostra capacità di produrre simboli e di leggere il mondo che ci circonda, si basa sulla spazialità e sulla percezione di forme archetipiche.
Partire dal territorio, dalla città, dal paesaggio, volendoli analizzare come testi, significa, in questo senso, cercare in essi delle opposizioni e dei punti di tensione - dei momenti in cui il cammino dei significati si perturba.
Occorrerà, quindi, individuare dei percorsi - dei labirinti? -, dei recinti, in cui localizzare l'analisi di contraddizioni, eccessi, attriti. Sarà, così, la città stessa con i suoi archetipi a venire in nostro aiuto fornendoci le sue strutture come modelli per analizzare il suo testo. Dalle intenzioni politiche, sociali, ideologiche, casuali di un progetto fino alla sua realizzazione, e poi, a partire da qui, dal luogo abitato (che sia edificio, zona, parco, periferia) o comunque dal primo attimo della sua percepibilità, fino ad arrivare alle sue riutilizzazioni - e ritualizzazioni? - pratiche o metaforiche (rivalutazioni, accumulo di significati, simbologie, mitologie).
L'individuazione delle differenze che il filosofo francese Jacques Derrida riconosceva come caratterizzanti ogni testo scritto sarà la traccia che potrà guidarci in uno dei possibili, infiniti itinerari. La differenza - continua acquisizione di accezioni - intesa come realtà ultima che condiziona ogni creazione, ogni linguaggio nel suo inevitabile essere nel tempo, ogni interpretazione di attività umane. Ci accompagnerà la presa di coscienza che di ogni tessuto urbano, creato da un insieme dinamico di fattori, verrà inevitabilmente a mancare il concetto di autorialità. Come in ogni testo, ci si muoverà a ritroso per approdare quasi sempre all'inconnu, al mistero della nascita, all'intenzione di partenza ormai dimenticata con il passare degli anni, scalzata, nelle sue ragioni, dall'avvicendarsi delle culture, dei modi del costruire.
Quante volte, in questo senso, correnti e avaguardie architettoniche hanno cercato di esorcizzare l'inquietudine provocata dalle percezioni di una generale rottura, di una frammentazione epistemologica, recuperando l'innocenza di simboli archetipici (piramide, sfera, cerchio, ellisse, labirinto). Hanno rivisitato le originarie intenzioni comunitarie, rituali, simboliche e hanno scoperto, infine, che queste si installano, sempre e comunque, come strutture permanenti, ma in forme continuamente mutanti.
Giungeremo a una considerazione dell'opera di architettura non come cosa in sé, ma come segnale a cui ognuno, nel tempo, dà differenti risposte. In origine questo segnale si era posto come soluzione di un determinato spazio, per assolvere a una determinata utilitas. Trattandosi di segno per definizione iconico, ha poi diffuso nel tempo i propri aloni interpretativi, si è macchiato e caricato delle stratificazioni di significato, dei cumuli delle informazioni inviate e ricevute, dei diversi utilizzi.

Evitando di entrare specificatamente nel dibattito sull'urbanistica, occorre ora utilizzare i mezzi fino a qui rintracciati per leggere, allo stesso modo, l'opera d'arte che del tessuto urbano si nutre, che da sempre si è confrontata con questioni legate alla comprensione dell'abitare come categoria del pensiero. Arte figurativa intesa come campo privilegiato di riflessione, come luogo di critica, di classificazione e, insieme, come parte integrante di quelle sovrapposizioni che fanno la storia di un monumento, di uno spazio, di un paesaggio. Le tensioni e le opposizioni, gli eccessi di significato, che gli studi di urbanistica individuano nel testo-città, potranno esserci d'aiuto per la lettura di un linguaggio artistico. Tenendo, naturalmente, ben presente che di linguaggio si potrà parlare solo riconoscendo ormai che - proprio in entrambi i campi dell'arte e dell'architettura - non vi è luogo da cui scaturisca una sua pienezza onnicompresiva, completezza che è stata storicamente negata, abbandonata. Il fallimento di una scienza dei segni, di una semiologia capace di tradurre un sistema linguistico in un altro dovrà accompagnarci, fornendoci un modello dinamico di comprensione, nell'itinerario di lettura dell'opera d'arte e dei rapporti che intercorrono tra questa e le questioni dell'architettura contemporanea. 

Ivan Fassio

Laura Ambrosi, Il pizzo non si paga, 2010

mercoledì 12 marzo 2014

La Vergine di Corinto – Un'Esposizione Collettiva

A cura di Ivan Fassio

Keren Cytter, Angela Dufresne, Nan Goldin, Chantal Joffe, Elke Krystufek, Leigh Ledare, Zoe Leonard, Jonathan Monk, Tony Oursler, Marc Quinn, Gosia Turzeniecka

La Galleria Kosmos inaugura i propri spazi a Mosca con “La Vergine di Corinto”, una mostra collettiva dedicata alle articolate relazioni tra contemporaneità e strutture archetipiche della rappresentazione femminile. Il variegato percorso si snoda tra fotografia, pittura, grafica, video-art, in una prospettiva multimediale e interdisciplinare.

È inverno a Corinto, città dissoluta e corrotta. Una vergine muore, poco prima delle nozze. La nutrice ne raccoglie i giocattoli preferiti in un cesto. Posandolo sulla tomba, lo copre con una tegola per preservarlo dal freddo e dalle intemperie.
A primavera, una pianta di acanto fiorisce sul sepolcro. Giorno dopo giorno, l'arbusto avvolge il paniere. Le foglie cercano di farsi luce e, giunte alla tegola, la aggirano con una voluta sinuosa.
Lo scultore Callimaco passa accanto a questo curioso canestro. Impressionato e affascinato dalle forme create casualmente, si precipita nel suo studio e scolpisce un nuovo capitello a immagine di quello spettacolo floreale. Così il De Architectura di Vitruvio racconta l'origine dello stile corinzio.
Ideata secondo le proporzioni del corpo femminile, questa colonna era percepita come il correlativo della purezza, del gioco, della danza, dell'immortalità dell'anima...

Oggi, nella continua modificazione e dinamicità di forme e contenuti, il nostro compito è ancora indagare determinate strutture universali. Modalità essenziali, scavi alle radici della percezione e dell'esistenza, analisi di modelli conoscitivi imprescindibili restano prerogativa della pratica estetica contemporanea. Dietro alle immagini, che crescono spontaneamente intorno ad un nucleo di forte intensità emotiva e sperimentale, cova l'archetipo.
Nel contesto della mostra collettiva – per accostamenti e contrasti espositivi – la fonte originaria, biologica e generatrice di ogni opera sarà approfondita, in quanto concettualmente assimilabile alle categorie di femminilità, fertilità, seduzione, maternità.
Tony Oursler fa scaturire la fisionomia da uno stimolo misurato (Creeping Physionomy), oppure tratteggiando i lineamenti attraverso un particolare controllo dell'eccitazione, dell'impeto immaginifico (Carousal/Arousal). Amalgamando diversi aspetti del sapere e della memoria, l'identità emerge per effetto di intuizioni estatiche da un fondale che accoglie tecnologia e comunicazione, scienza e mitologia.
Lo stile nasce da questo grembo materno, dalla viscerale intrusione di elementi atavici in un odierno crogiolo di connessioni. Si crea, così, riformulando un processo riproduttivo, il simulato sangue del mondo. Marc Quinn, in un costante riferimento al progresso, propone un dualismo dinamico e sofferto tra carne e spirito (Untitled II). La materia pare formarsi al di là del caos, in una dispersione che è scissione: distanza incolmabile tra noi e l'anfratto più autentico del mondo.
Il legame con una madre universale diventa domanda inquietante sull'esperienza dei rapporti filiali nel video Shoulder di Leigh Ledare. Pianto, emozione, ripiegamento su se stessi permettono ad arte e vita di intrecciarsi in una riflessione sugli affetti primari: uno spiraglio sulla percezione di oscure zone della coscienza.
La sistematicità quotidiana e ostinata della fotografia di Nan Goldin porta l'autoritratto alla conquista di nuovi territori espressivi. L'opera diventa feticcio abbandonato, macchia depositata che continua a mantenere, nel tempo, le calde impronte della sua creatrice: divinità attenta a filtrare e a combinare le giuste dosi di una pulsante materia biologica.
L'attivismo politico e l'impegno femminista di Zoe Leonard culminano in tragiche visioni esistenziali, slacciate dall'urgenza della denuncia politica. La documentazione giornalistica e la testimonianza sociale si fanno cupe rappresentazioni del disagio contemporaneo e, allo stesso tempo, sofferte notazioni sulla condizione umana (Effigy).
Chantal Joffe, attraverso una produzione bad painting iterata e sperimentata nel campo della raffigurazione femminile, approda al ritratto maschile. Il violento montaggio di diverse modalità espressive contamina l'ingenuità del tratto con la brutalità degli accostamenti cromatici.
Elke Krystufek si ritrae ossessivamente. Creando un archivio personale, in cui sessualità e motivi psicanalitici si intrecciano, l'artista fa riferimento ad una pratica estetica che mantiene, alle proprie basi, l'azione come elemento di interdisciplinarietà e la catalogazione come privilegiata riflessione sul tempo.
Se l'architettura opera sulle tre dimensioni, Angela Dufresne riporta la pittura al suo livello di bidimensionalità problematica, dove ogni plausibile prospettiva recupera il proprio originale significato simbolico. Corrispettivi di questo esercizio stilistico sono l'analisi binaria dell'identità personale e del rapporto femminile-maschile. In questo senso, le tensioni intime e relazionali tra i sessi sono poste a livello di exempla: come se si trattasse di immagini prodotte in un tempo lontano, secondo un codice di valori ormai estraniante.
Video Art Manual, di Keren Cytter, inscena secondo modalità post-moderne il dissidio tra invenzione e critica d'arte. La serie di indicazioni è imposta dalla ormai consueta ed esausta pratica della produzione di video artistici. La combinazione delle sequenze e le tipologie di azione spostano l'attenzione, in modo ludico e liberatorio, sulla validità di determinate esperienze. Sull’altro versante, le cartoline di Jonathan Monk ci mostrano luoghi d’arte e di villeggiatura, seducenti località immortalate in bianco e nero. Paradossalmente, vecchie figure sbiadite trasmettono un messaggio al futuro, che si riavvolge vertiginosamente su se stesso: matrice di ogni comunicazione interpersonale, pubblica o politica.
Le donne dormienti di Gosia Turzeniecka ricalcano l'impossibile visione di ciò che è nascosto. Nella consapevolezza inquietante di essere esclusi dalla loro esperienza, noi registriamo la vibrazione vitale di queste figure, insieme a tutta la nostra incertezza. Quando ci risveglieremo con loro, avremo già compreso i motivi della nostra attesa. Avremo completato il quadro della veglia.
Le decorazioni, che la presenza umana lascerà sulla carta, saranno le foglie di una pianta nata dall'aspettativa e dalla speranza per una comprensione maggiore, dalla tensione verso una conoscenza immacolata e assoluta...

Ivan Fassio


Kosmos Gallery
9, Baltiyskaya street
Moscow
Russia
Orari: Martedì – Sabato, 15 – 19:30 o su appuntamento

Nan Goldin, Self-portrait with eyes turned inward, Boston 1989

Elke Krystufek, Untitled Drawing

Zoe Leonard, Effigy


domenica 9 marzo 2014

La Tempesta del Progresso. Video-art, Pitture e Sculture di Davide Binello


Una progressione auto-modulatoria di atti generativi può essere declinata nella completa molteplicità delle formule contemporanee: dalla bidimensionalità informale alla matericità del rilievo, dalla monumentalità dei totem alla complementarietà di elementi a incastro, passando attraverso la serialità accattivante della comunicazione di massa e arrischiandosi in una vera e propria contaminazione fotografica e video.
L'inizio, inteso come concetto uniformante, sembra essere il motore eternamente attivo, un enzima capace di omologare ogni intuizione all'interno di una trama pre-testuale. Smalti e vernici, acrilici, catrame e cemento si amalgamano in un dettato sospeso tra progettualità della costruzione, gestualità liberatorie e casualità preventivate.
Perennemente in partenza, catturata sul nascere, l'immagine è riproposta in cattività, distaccata e scissa. Vivendo la nostalgia dei luoghi a cui idealmente appartiene, essa si rinnova in tre distinte dimensioni. Indugia, come vibrazione e reazione tra luce e carne, nello spazio, impercettibile e paradossalmente corporeo, posto tra iride e retina. Si muove, per mezzo di attori estraniati, nella vorticosa tempesta del progresso: la catastrofe inevitabile, tragica soluzione dell'evoluzione e dello sviluppo. Permane nella zona dell'illusione, in un'incessante macchinazione cerebrale che ne rivela, instancabilmente, il processo di corruzione e conseguente rinascita.


Ivan Fassio



Davide Binello, FEAR

Davide Binello, Genesi Cosmica 308, Male & Female