sabato 1 aprile 2017

L'Atelier Sospeso


L'Atelier Sospeso
a cura di Ivan Fassio

Benedetto Bonaffini, Elisa Camurati, Vanessa Depetris, Romina Di Forti,
Cecilia Gattullo, Tiziana Inversi, Alessandra Nunziante, Beatrice Sacco

Inaugurazione giovedì 30 marzo dalle 18.00
presso Il Circolo Virtuoso
via San Secondo, 66 – 10128 Torino
fino al 13 aprile 2017 – dal martedì al sabato 16,30 – 22,00
info: ivan.fassio@gmail.com - 33822706563

Beatrice Sacco, Lost and Wasted, per L'Atelier Sospeso
Cecilia Gattullo
Un dittico segna, ai nostri giorni, una scissione: non è più pala d'altare, né tavola per iscrivere qualche memorabile celebrazione. Ecco l'uomo ritornato al vortice ciclico, inevitabile, della creazione. Il romantico tormento reso da ventosa perturbazione, tempesta scrosciante sulla selva, sulla tela, sull'arruffato prato. La ruota d'un occhio chiuso segna le macchie del solco strozzato. Giù nella stretta della vista, tesa ogni palpebra dei sensi ormai spossati, la presa d'aria è serrata in bianco e nero. Resta rosso il pulsare, sotto, dell'arteria.

Benedetto Bonaffini
La collettività generalmente esprime, nelle proprie strutture, tutta la malinconia del tramonto. L'occidente, vago eppur tremendo. Talvolta, invece, emergono, dall'urbano scenario, i colori chiari dell'alba, per candido abbandono; i profumi della sera, ché gli abitanti cittadini rimpiangono le distese di lavanda degli atavici giardini; la notte blu, dove un balcone acceso reclama l'assenza d'un amore. Su pannelli, fogli, manifesti, si riversano, nel pubblico spazio dedicato, le emozioni delicate di ogni senso, intime private, come un cemento rigettate: tiepido.

Beatrice Sacco
Comporre, infine, un libro della storia, chiudendolo per sempre. Ecco la scrittura fisica incisa, bifronte. L'impronta ed il rilievo, in negativo, dove non riconoscere l'autore, ma il polso, la mano di un agente scisso, interrotto talvolta per comando superiore, frantumato in ascesa discesa ad inferi, ai cieli chiari. Lui-lei, sul triclinio adagiati per l'eterno, in dorata assuefazione dipendenza. In altri luoghi, dell'anima e del mondo, un demiurgo ordina i caratteri del viso, magia della matrice che rimane stretta, resta in ombra, nel destino si modella.

Alessandra Nunziante
Il volo è forza e velocità. Per la partenza, per la sostanza, la durata e capacità. La musica, al di là della composizione, esprime, allo stesso modo, un percorso, una strada – mai univoco oggetto, né monologo – dove energie sotterranee, subacquee, contemporanee, emergono con un'urgenza elettrica, per innovazione tecnologica, socio-relazionale, utilitaristica. Evoluzione compie rivoluzione da sempre industriale operosa. Il risultato si concretizza come perla, diamante, gioiello. Mongolfiera e dirigibile, sommergibile e silurante si equivalgono, nella costantemente nuova armonia dettata dall'umano. Un tempo, erano scale per scendere e salire, legno per galleggiare, cielo stellato da sognare quale infinito modello.




Tiziana Inversi
Un sentiero si spinge sempre oltre, al di là di ogni volontà dei viaggiatori. È la storia del linguaggio, che ci sopraffà. Nomadi per destino e passeggeri, imbocchiamo quella via, anche se la sappiamo infinita, per intuizione, per definizione, per sentito dire. Talvolta, ci correggiamo, ormai dipendenti o sconfitti dalle consuetudini. Un ritocco può dare un tono di calore al nostro panorama. Infine, dipingiamo la traccia che, di volta in volta, lasciamo su un paesaggio sterminato. Il passo che ritraiamo per vederci chiaro, per aggiungere punti e strutture, legna al nostro fuoco, alla mira: prospettiva e risoluzione.

Romina Di Forti
La bocca, non soltanto, ci dichiara. Espressione nitida è definitiva conseguenza di grammatiche e, ancora, di sintassi. Ecco formarsi il linguaggio, in costruzione naturale, da saliva gusto urgenza aiuto fauci. La cifra da deglutire sono le spine del roveto che si affaccia, insidioso, al nostro sguardo. L'occhio vuole la sua parte, curioso viziato e possessivo, infante. Contemporaneamente, il tatto indugia su una superficie che tanto amalgama, e la luce ci lascia un sentore che taglia tutti i sensi, fin giù all'olfatto. Un petalo a segnalibro della lettura dell'universo tutto, tondo, per la vista nuova, a memoria della mente.

Vanessa Depetris
Si lava, si asciuga e si cicatrizza la ferita. A strati, la benda attivamente si identifica come protesi del verbo, di variabilità linguistica celata – del cambiamento, infine. Si stende, si arrotola, talvolta si mummifica, la vita. È il tempo che ci impone una verifica, a posteriori, dell'esito espressivo. Siamo certo forti, dalla nostra, di poter sfruttare ogni vettore di energia, farci trasportare: nell'esperimento, nell'osservazione; nella trita, finanche, quotidianità. L'opera è finita quando si concreta e passa, nell'ambito dei secoli, per l'utilità che sia. Il suo alone vola tra i mortali. È a metà, da sempre, questo quadro, quando costruiamo. Noi, umani, battezziamo: il resto è storia.

Elisa Camurati
Poeticamente l'universo si de-finisce, seguendo modalità linguistiche di sospensione, stimolo e gestazione, lenta sedimentazione. Così accediamo alla conoscenza tramite un gioco di frammenti, ricomponendo lo specchio rotto della nostra identità. Tutto è qui, risoluto sempre e immediatamente a sprazzi brevi, fulmini che abbattono le colonne dell'abitudine, dove a uno spazio corrisponde un tempo chiaro, puntuale. Le foglie leggiadre, della finzione corinzia, fioriscono intorno al vaso che contiene tale sofferenza, questo dolore: frequenza metrica di sensazioni quasi esatte. Noi non siamo.


sabato 11 marzo 2017

Il Segno è Tratto al Doctor Sax

Il Segno è Tratto

Incontro/Confronto tra Disegnatori, Illustratori, Artisti e Professionisti del Bozzetto e dello Schizzo


a cura di Amalia de Bernardis e Ivan Fassio
Doctor Sax
Murazzi Lato Sx - Torino
lunedì 13 e martedì 14 marzo 2017 – 19.00/22.00
Martedì 14 marzo dalle 20,30 FILTR-AZIONI
azione poetico-musicale di Andrea Cavallo e Ivan Fassio

Elisa Camurati, Mara Chemini, Solido Collettivo, Chiara De Cillis,
Vanessa Depetris, Flavio Fassio, Rossella Ferrero, Cecilia Gattullo, Tiziana Inversi,
Enrica Merlo, Alessandra Nunziante, Ester Pairona, Beatrice Sacco,
Egle Scroppo, Dayana Stano, Angelica Vanni

Senza vederci
Alla memoria
Ci affidiamo dei segni.
Che ogni sogno
Sia un tracciato,
Un solco al tatto,
Che l’esistenza
Si sfianchi
E sconfini in altri piani,
Che ordini la pagina
Un’azione, ancora,
Prima di sbiancare.

i.f.

Segno e disegno. Non soltanto una tecnica artistica, ma una modalità di comunicazione, vera e propria categoria espressiva radicata all'origine della nostra percezione, del nostro rapporto con gli altri, della nostra necessità di incidere, ricordare, lasciare traccia, testimoniare.
Il 13 e 14 marzo 2017, al Doctor Sax, storico locale sul lato sinistro dei Murazzi di Torino, dove già negli anni Settanta la fucina dell'avanguardia musicale e visiva torinese elaborava commistioni e provocazioni, arriva Il Segno è Tratto, libera esposizione di opere di artisti, illustratori e designer, per un'elaborazione di un grande disegno collettivo nella Torino underground. Qui, dove le correnti sotterranee e i gruppi votati alla sperimentazione preparavano la loro ascesa sulla scena indipendente nazionale e internazionale, la mostra Il Segno è Tratto vuole far rivivere lo spirito dell'incontro, la possibilità di inedite collaborazioni, la tensione multidisciplinare che anima immagine, esposizione contemporanea, teatro, poesia, suono. Una grande rappresentazione grafica di gruppo e, allo stesso tempo, un tratto comune da percorrere in libertà: per ripetersi, modificati dal confronto, nello stesso luogo e in altri momenti e situazioni. Per tessere e fissare la trama del futuro!
Un'installazione a muro con opere di sedici artisti di diverso stile e provenienza, per un allestimento polifonico che sarà protagonista e, contemporaneamente, scenario la sera di martedì 14 marzo a partire dalle 20,30, dell'evento poetico FILTR-AZIONI. Serge Gainsbourg re-citato dal vivo con Andrea Cavallo (piano) e Ivan Fassio (testi e voce).
A poco più di venticinque anni dalla sua somparsa, Serge Gainsbourg rimane il simbolo di un'esistenza in cui vita e arte si confondono, amalgamandosi. Gainsbourg elevò la provocazione a cifra della propria intera produzione artistica, spingendola fino alle estreme conseguenze: "Je connais mes limites. C'est pourquoi je vais au-delà", diceva.
Ivan Fassio e Andrea Cavallo ricostruiscono la figura di questo artista incredibile attraverso la sua musica e le sue parole, per regalarci il ritratto di uno degli uomini più controversi, affascinanti e incisivi del nostro tempo.

Ivan Fassio




sabato 4 marzo 2017

IL TEMPO. La Meta e la Misura

Il Tempo
La Meta e la Misura

a cura di Amalia de Bernardis + Ivan Fassio
con il Patrocinio della Città di Torino

Cripta della Chiesa di San Michele Arcangelo
via Giovanni Giolitti, 44
Torino

Inaugurazione giovedì 9 marzo 2017 dalle 19.00
fino al 29 marzo
dal lunedì al mercoledì 18,30 – 20,30
dal giovedì alla domenica 11,00 – 13,00

Esposizione contemporanea di
Silvia Beccaria, Elisa Camurati, Vanessa Depetris, Cecilia Gattullo,
Paolo Grinza, Alex Kova, Caterina Luciano, Andrea Massarelli,
Tonino Mosconi, Flavio Ullucci, Francesca Vignale
Catalogo Raineri Vivaldelli Editore

Durante l'inaugurazione, “Ritrosia. Poesie a Ritroso” di Ivan Fassio, lettura attiva per scala, asse, fotocopie, nastro adesivo, rotolo e residuo

La conoscenza si conquista nel tempo, secondo un insieme di modalità indefinibili con una precisa teorizzazione: si tratta di un pozzo di possibilità imperscrutabili. Il luogo è oscuro, tenebroso, oppure di fascino. Dove e come non importa più, in questo fiume scintillante, agghiacciante, minaccioso, pieno. È sera è mattina, insieme, per il giorno fantastico, cuore.
Chiudi gli occhi, addormenta più forte il torpore, schiaccia una miriade di stelle sotto le palpebre. Sono i sensi che iniziano il sogno, quel viaggio ritorno ed andata, per la stazione di sempre, a breve durata. Luci filanti aggrappate al grande esperito, miracolosamente passato, convesso. È il patto che redigi con gli altri che spinge, istintivamente, la parte più ascosa di te ad impegnarsi alla vista, coi tramiti giusti. Intanto, il silenzio rosicchia uno stipite.
L'arte è così: si parla con sé, mano a mano, in soliloquio fittizio, seguendo una prassi, una legge non scritta che dice ad ognuno: “È notte, ci amiamo!”

L'esistenza non è soltanto un mistero. C'è un linguaggio celato in ogni strato, in ogni frangente. Questi alfabeti noi frequentiamo. Se siamo disciplinati, li assimiliamo. Allora, possiamo dedurre delle regole ricorrenti: biologiche e logiche, sociali e comportamentali, espressive e creative, comunicative tutte. Se talentuosi, impariamo ad amalgamare. In questo modo, l'opera è un ingranaggio che gira e che si sorregge: funziona, serve, unge, si presta.
L'acquisizione di stile è un atto retorico? La risposta sta nella domanda, punto interrogativo compreso. Segno, invito, distacco. Non confondiamoci: pratichiamo questo quesito nella sospensione di una vita temporale, nella curva dell'evento, setacciando stendendo plasmando con spirito di cercatori d'oro ed alchimisti. L'intervallo ha rilasciato il proprio alone: l'incedere è più cauto, ormai, a sapere che si può rivivere l'intera traversata di passaggio. Avere ricreato la pasta dell'arte attraverso un nuovo macchinario: pachiderma e corazza, insieme, telaio ed arazzo. Attendiamo e non aspettiamo il ritorno d'un uguale lavorìo, costante o momentaneo. Il risultato è questo ricordo di sé, rievocazione: parte indispensabile al cambiamento, carburante e dispositivo, nel medesimo tempo, della trasformazione.


Ivan Fassio


venerdì 3 marzo 2017

Opporre Opposizione



Induzione Teorico-Creativa di Ivan Fassio
per l'operazione visiva di Elisa Camurati, Chiara De Cillis, 
Davide Galipò, Enrica Merlo, Renata Bolognesi,
per lo spazio di Cecilia Gattullo e Piera Romeo


La fotografia ci obbliga a riprenderci, per riconoscerci, anche se ritagliata da un giornale, per quotidiana opposizione allo scorrimento logico, imposto necessario, in comoda abitudine: così ci lega al nostro io, cauta libertà. Di noi rimane appena, tuttavia, il ritratto sbiadito, mal incorniciato, in sospensione lenta, temporale. Ammaccati, siamo costretti a disfarci delle figure, a stare fermi, in precarietà, a rimuginare.

La ricerca intellettuale per l'estetica novità ci acceca di fronte all'intrinseca bellezza, quale atto di viltà: creatività, sentimento, verità? Occorre scegliere una via e raccogliere la forza. Poi, colmi di energie, potremo dire. L'autore e il lettore sono ormai legati da un'incomprensione giocosa, che non dà vertigine soltanto se ci si lascia abbandonare: ciò che ci legge e ci scrive è il tassello mancante: la pura sostanza, la preziosa inanità.

Una musica soddisfa un'esigenza, talvolta. E il desiderio genera i sogni, le azioni e i bisogni, necessità dipendenza. Per questo, è nato lo spartito, in quanto spirito segnico, senso grafico verso esecuzione, quasi alchemica trasformazione in progresso e a ritroso. Limite verbale, infine, per germogliazione di capacità, talento, irraggiungibile perfezione.

La produzione di significato ci fa capire che la scelta è una scheggia di mina utile a ferire ed uccidere altri dai caduti sul campo. Fuori da noi, la battaglia è un prato di erica. Si ride così - lo slancio rinnovano - di guerra come di un fiore, tra gli steli delle parole, sostegno dei petali: capriole sul prato.

Il potere delle coincidenze risulta e risalta dall'isteria collettiva che, volenti, rispecchiamo e, nolenti, riassorbiamo e rigettiamo. Cammineremmo a testa in giù, sul soffitto della rimessa in cui viviamo, pur di guarire dalla malattia. E l'indomani sapremmo ripartire con un misto di sorpresa e di terrore. I poeti sono spaventati, provando un tale movimento sussultorio. Scrollati dai ponti delle idee, affacciati alle balaustre del terremoto. Tenendo duro, restano, nella peggiore delle ipotesi, in quanto tramiti della tensione, i fili che depositano al sicuro la corrente: crasi minima evidente.

Un giorno la produzione supererà di gran lunga ogni necessità e l'uomo ne avrà abbastanza: s'accorgerà della vita, che lui stesso aveva scordato quando l'incubo del lavoro l'aveva soggiogato, assuefatto. Allora, l'arte sarà esistenza e niente di più – fare, disfare per nascere, crescere, amare, morire.
Le curve son lunghe. La Storia è una strada? Portiamo con noi una manciata d'immagini, originali, stampate, copiate, dattiloscritte, tirate in illimitata probabilità. Spendiamole bene per l'ultima volta. Non piangiamo, abbracciamoci, ché tanto son rose: di tutti i colori.



Ivan Fassio


domenica 5 febbraio 2017

Le Età
Il Sonno della Materia

a cura di Amalia de Bernardis + Ivan Fassio

con il Patrocinio della Città di Torino

Inaugurazione domenica 5 febbraio dalle 18,30
fino al 26 febbraio: mar.-ven. 18.30-20.30 / sab.-dom. 17.00-20.30
Cripta della Chiesa di San Michele Arcangelo
Via Giovanni Giolitti, 44
Torino

Silvia Beccaria, Vadis Bertaglia, Andrea Chidichimo, Vanessa Depetris, Luciano Gaglio, Veronica La Greca, Andrea Massarelli, Ester Pairona, Cosimo Savina, Silvia Vaula

Catalogo Raineri Vivaldelli Editore

Scultura, pittura, fotografia, installazioni, tecniche miste per una riflessione sulle età dell'uomo, sull'evanescenza e corporeità della materia, sulla ciclicità di corsi e ricorsi.
Testi dedicati ad ogni artista ed all'allestimento saranno sviluppati in itinere.


Oh, le mie scritture ingranate
Nel circolo delle creature!
Simili a luce, ma eterne,
Si svelano a tutti, donate,
Perché tu possa vederle.

Due poteri ci abbattono, due Soli: la creazione e la libertà. La domanda è un'illuminazione, dove germoglia perpetua un'alba doppia, ugualmente caricata ai poli, calamitata calamità. Se per tremore guardiamo in alto, una risposta sta sugli alberi, quali creature vicine alla perfezione. Al di là delle strutture del labirinto, necessità comunitarie, perplessità di trama, la soluzione dell'artista è, talvolta, il volo. Volontà di scavalcare, cecità consumata, peccato originale. Certo, si deve essere cauti, quel tanto che ci basta e per quanto sempre occorre, ché l'unicità è azione possibile e dovuta. Qui, la pratica è messaggio, mai più stile, bensì passaggio.

Io, come te, ho visto le mete allontanarsi, cedere un passo al secondo nell'allarme dell'esistenza: scogliere del cielo dove ogni istante s'infrange. Tutte le stelle ho ascoltato spegnersi, soffocate su solai ammantati di fieno. L'incendio sciogliersi e la morte rivivere, la fame infinita. Certo, occorre stare così, tanto giovani, perché le nostre braccia non trascinino mai più un'immagine cara. Forse, da qui passa soltanto, di nuovo ed ancora, la sicura eternità dell'umano. Saperlo è esserci, almeno, per quell'attimo cavo: una vita ci basta.

Poi, con la barca a remi
E quella a vela,
L'uomo cominciò a cucire
Le parole sulla Terra,
Scoprendo l'uso della tela.
Per me, che non so nuotare,
Questa Storia è proprio bella.



Ivan Fassio + Amalia de Bernardis

lunedì 12 dicembre 2016

Evento Avvento. GoTo Gallery

Evento Avvento

Esposizione ad Arte

a cura di Antonella Goto







Tina Ciravegna, Marco Corongi, 
Vanessa Depetris, Flavio Fassio, 
Cecilia Gattullo, Tiziana Inversi, Andrea Massarelli, Maria Antonietta Onida, 
Ester Pairona, Gabriele Pino, 
Luna Potenziere, Cosimo Savina


Inaugurazione venerdì 9 dicembre, dalle 18,30. In galleria, fino al 21 dicembre, soluzioni e progetti innovativi legati a incisione e pittura, fotografia e video, artigianato e design, illustrazione e fumetto, arte digitale.

GoTo Gallery
via Giorgio Bidone, 16
10125 Torino
f
ino al 21 dicembre 2016, tutti i giorni dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 19 e su appuntamento


Evento Avvento. Esposizione ad Arte, a cura di Antonella Goto, dal 9 al 21 dicembre 2016 a Torino presso la GoTo Gallery di via Giorgio Bidone 16.
Soluzioni e progetti innovativi legati a incisione e pittura, fotografia e video, artigianato e design, illustrazione e fumetto, arte digitale.
In mostra, a cura di Antonella Goto: l'illustrazione di Gabriele Pino, le tecniche miste di Andrea Massarelli, i porta-foto anatomico-sensoriali di Vanessa Depetris, la produzione eclettica di Ester Pairona, il segno inconfondibile di Maria Antonietta Onida, le eleganti e suggestive incisioni di Tina Ciravegna, i dipinti metafisici di Tiziana Inversi, la pittura e la video-art digitali di Flavio Fassio, i quadri e i singolari gioielli in maizena di Luna Potenziere, le fotografie degli scorci urbani di Marco Corongi, la sinestesia in analogico di Cosimo Savina, le trasposizioni su borse e sciarpe dello stile astratto e onirico di Cecilia Gattullo.


Inaugurazione venerdì 9 dicembre, dalle 18,30
tutti i giorni 11-13 e 15-19
Maertedì 13 e mercoledì 14 dicembre orario continuato dalle 11 alle 16
info: Ivan Fassio 3382270563 ivan.fassio@gmail.com
Antonella Goto 3397898794



sabato 19 novembre 2016

PHOTOSHOT. Fotografia in Posa

PHOTOSHOT
Fotografia in posa

23-24-25 novembre 2016
dalle 17 alle 23
Doctor Sax_murazzi lato sx

a cura di Amalia de Bernardis e Ivan Fassio






Simone Mussat Sartor, Sebastiano Pellion di Persano, Ornella Rovera,
Luciano Gaglio, Roberta Toscano, Armando Riva, Silvia Vaula, AndreaRoccioletti,
Greta Bertino, Cosimo Savina, Isabella Indiesigh, Hermann Reiter, Ester Pairona, Daniele D'Antonio, Gigi Galli, Andrea Massarelli, Vincenzo Bruno,
Adriano Paltrinieri, Migi Catacchio, Rossella Ferrero, Gepe Cavallero,
Marco Lavagetto, Raffaella Dal Toso, Vanessa De Petris,
Roberto Napolitano, Enrico Carpegna, Alex Kova, Fabrizio Bertoldo

Dal 23 al 25 novembre 2016, al Doctor Sax, storico locale sul lato sinistro dei Murazzi di Torino, dove già negli anni Settanta la fucina dell'avanguardia musicale e artistica torinese elaborava commistioni e provocazioni, arriva PHOTOSHOT, libera esposizione di opere di artisti fotografi, per un'elaborazione di un grande scatto di gruppo collettivo nella Torino underground. Qui, dove le correnti sotterranee e i gruppi votati alla sperimentazione preparavano la loro ascesa sulla scena indipendente nazionale e internazionale, la mostraPHOTOSHOT Fotografia in Posa vuole far rivivere lo spirito dell'incontro, la possibilità di inedite collaborazioni, la tensione multidisciplinare che anima immagine, teatro, poesia, musica. Una foto di classe, tutti in posa e, insieme, un sorso, un assaggio di libertà: per ripetersi, modificati dal confronto, nello stesso luogo e in altri momenti e situazioni. Per aprire, puntare e fissare l'obiettivo futuro!
Un'installazione a muro di più di venti opere fotografiche di artisti di diverso stile e provenienza, per un allestimento polifonico che sarà protagonista e, allo stesso tempo, scenario di una serie di eventi artistici: lo spettacolo teatrale A.T. di Martina Manera, le voci dei poeti torinesi con RADIOBLUENOTE – Mixtape di Poesia e l'atto poetico Induzioni Interrotte a cura di Davide Bava per la serata del 25 novembre dalle 21.00.

Mise en abyme, fotografia pre-testuale per uno scatto di gruppo in un locale storico, il Doctor Sax, sulle orme delle avanguardie musicali, teatrali, visive e poetiche degli Anni Settanta e Ottanta. Una foto di classe, ricognizione generazionale, PHOTOSHOT, per mezzo dell'applicazione concreta, nel lavoro di allestimento e libera associazione sensibile e iconografica, di una serie di giochi del linguaggio, guizzi, motti di spirito, finalizzati a composizioni collettive che sembrerebbero trarre impulso dalla stessa capacità polisemica della parola shot: inquadratura, scatto, sorso, sparo e colpo.
La fotografia, fondandosi necessariamente all’interno della dialettica tra atto irripetibile e memoria, basa sulla contraddittorietà il proprio carattere di arte contemporanea per eccellenza. Mostrandoci ciò che è stato, non soltanto conserva, ma ci fa percepire la caducità di ogni istante. La vita si estingue nel momento immortalante, si congela: ne rimangono le infinite possibilità di lettura, i diversi livelli di interpretazione.
Per abitare le nostre coscienze, in questo modo, ogni creazione potrà produrre una trascendenza, attraverso il baratro significante della simulazione e della scommessa linguistica, della finzione dissimulata, del progetto iniziale svelato e riproposto con ironia, autenticità, vivacità. Nell’attesa dell’avvento di queste condizioni, l’opera si porrà come fatto ludico e teatrale, musicale e poetico, da vivere insieme sul momento, in dialogo e confronto proficuo tra tematiche, forme, contenuti riaffioranti. Salvaguardando il proprio orizzonte, svincolandosi dall’alternarsi delle stagioni, l'immagine conquisterà, tanto pazientemente quanto liberamente, il proprio spazio nella percezione di ogni futuro spettatore.
Ivan Fassio + Amalia de Bernardis

Simone Mussat Sartor per PHOTOSHOT




venerdì 21 ottobre 2016

0.0_dialogo sulla fotografia contemporanea

a cura di amalia de bernardis + ivan fassio

Una Mostra con
Greta Bertino, Davide Bonaiti, Vincenzo Bruno, Fulvio Colangelo, Marco Corongi,
Marco Da Rold, Gigi Galli, Andrea Massarelli, Ester Pairona, Adriano Paltrinieri,
Hermann Reiter, Cosimo Savina, Roberta Toscano, Erminio Vanzan

GoTo Gallery
via Giorgio Bidone, 16
Torino
Inaugurazione venerdì 28 ottobre 2016 ore 18.30
fino al 10 novembre 2016
tutti i giorni dalle 12 alle 16, in altri orari su appuntamento
ingresso libero
per informazioni
3484612543 – 3382270563

La sfaccettatura è, di fatto, precisa: tagliata dal tempo ché, sicura, è diventata più lenta la mano. Se oltre si pone, o di fronte, lo scavo cercato per quel che non c'è, d'immediato, sul senso; sondare si deve, di fianco, la parte da dove, ignoto, nessuno è mai stato al presente: allora sapere è un bisogno. Così nasce la scienza. La fotografia illumina i sogni, quando sotto son scritte le ossa. Dalle arcate già rotte, che spendono cerchi di luce, allo sguardo curioso di chi morti un milione ne piange, stanno i forti a sperare preziosa la roccia. Questa, una volta spezzata, un po' prima ghiacciata, sulla cima dell'angolo, resta visione: era materia più corta, ma anima cruda, anche com'era in miniera: carbone.
i.f.


I)

Catturare, allo stesso tempo, il soggetto e il suo travaglio: gli accenni di tutto il tempo passato e il mistero della nascita, l'enigma del divenire. È il compito del ritrattista, la battaglia dell'artista.
La pratica estetica, continuamente, fa immagini: nella scrittura, nella musica, nella pittura. Questa creazione non ha nulla a che fare con fantasia o ricordi, con determinazioni necessariamente sensibili. Al contrario, la figura può essere intesa e percepita nella nudità di un concetto, nel sentore di una predizione, nella purezza di un contenuto, nel funzionamento di una formula: è la rappresentazione che rimane impressa nelle profondità encefaliche, che solca il nostro inconscio. La fotografia, in quanto trascrizione della luce, ci dà sempre a priori un'illusione di verità, richiedendoci una sospensione dell'incredulità. Sebbene non possa essere definita in termini di verosimiglianza, poiché ogni scatto presuppone una scelta di inquadrature e sottintende un punto di vista, essa richiede un assenso preventivo. I dipinti, nel corso del secolo, ne hanno succhiato l'illuminazione, assimilato la definizione.


II)

La riconoscibilità del nostro profilo è il risultato di un compromesso tra spirito e vita. Paghiamo il conto, per tanta consuetudine, ad un’economia che ci piega: percepiamo, in questo modo, ciò che conviene, inconsapevolmente. Come per un nome, la figura si fa linguaggio – ci chiamiamo attraverso i lineamenti sgrossati, utilizzando le fattezze stilizzate. Ci somigliamo definitivamente, diventiamo noi stessi e coincidiamo con le sommarie parole che ci definiscono: le nostre generalità, appunto. Ci rincorriamo nel deserto come nella fotografia, tanto nella città concreta quanto nella parcellizzazione informatica, eludendo il tremendo pericolo della scena impossibile, del gesto inconcludente, dell’irriconoscibilità del cambiamento radicale.

III)

L’opera d’arte nasce al servizio di un rituale. Tenta di scongiurare la morte e proteggere l’attimo dallo scorrere del tempo. Per abitare le nostre coscienze e per scavare nel nostro linguaggio, in questo modo, ogni creazione deve produrre una trascendenza. Nell’attesa di questo avvento, l’opera si impone come fatto spirituale: gioco, teatro, religione. Salvaguardando il proprio orizzonte dall’alternarsi delle stagioni, conquista pazientemente il proprio spazio nella percezione di ogni possibile –futuribile – spettatore.
La fotografia, nel suo fondarsi all’interno della dialettica tra atto irripetibile e memoria, basa sulla contraddittorietà il proprio carattere di arte contemporanea. Mostrandoci ciò che è stato, non soltanto conserva, ma ci fa percepire la caducità di ogni istante. La vita si estingue nel momento dello scatto, si congela: ne rimangono le infinite possibilità di lettura, i diversi livelli di interpretazione.
Dall’immagine fotografica, allo stesso modo, si libera l’incolmabile divario tra vita e eternità. Amore e morte restano le facce di una stessa moneta nella fatalità dell’atto sacrificale, nel gioco della sensualità, nel fascino o nella disarmonia del gesto teatrale.

Ivan Fassio







venerdì 14 ottobre 2016

Videoinstallazioni di Sandro Sandri. In attesa di FIATO @ Doctor Sax, 26-28 ottobre 2016



Sandro Sandri, still from video, Corpus n°1 - Parte 2


In occasione dell'imminente FIATO
 - videoinstallazioni di Sandro Sandri - azioni visive - improvvisazioni - 
dal 26 al 28 ottobre 2016
 presso il Doctror Sax, murazzi lato sx, Torino, 
riproponiamo un testo dedicato ai video di Sandro Sandri 
presentati al Doctor Sax a giugno 2016 per Corpus n°1 Parte 2

Col tempo costruiamo un moto scandito da palpiti e sussulti. Erigiamo un ritmo su imperfezioni così capillari, che una lucida e distinta percezione basterebbe a farci ricredere sulla plausibilità di ogni costruzione di pensiero. A questo modo, il mondo si distribuisce lentamente e affettivamente al nostro interno, allineandosi ad una retta giustificatoria, immaginaria nella migliore delle ipotesi. Così, nella notte dei tempi, i profeti iniziarono i loro lunghi periodi con tutte le locuzioni della lontananza. Proprio come noi, comunicativi per difetto, che oggi li celebriamo con devozione mista a disincanto: siamo tornati genitori di mancanze, nostalgie, malinconie.
Ecco che dal mestolo dell'antenato cola ancora un flusso insperato di calore, assurdo refrigerio per l'esofago di ogni condannato.
Come avevamo predetto, il creato è invece una fusione sintetica, dove la soluzione più semplice è inevitabilmente adottata: a partire dalla luce per le stelle, transitando dal magma fino alla terra, spigolo consunto di roccia, calco della carne, incubatoio delle acque.


Ivan Fassio per Sandro Sandri, Corpus n°1 Parte 2, 2016, a cura di Amalia de Bernardis + i.f.






domenica 5 aprile 2015

L'Arte e la Primavera

Una Ballata in Tre Strofe per Rossana Campo


La bellezza dell’età di giovinezza è un po' una primavera: il vento forte rovescia il verde delle foglie. Dando il dorso, queste rivelano dell’albero un lato misterioso: che pare bianco di paura... Questo percepivo nell'infanzia e, più avanti, nell'adolescenza: allora, era dura introversione, quando vivevo in piena campagna, nell'inquieta incoscienza di ragazzo...

Due settimane fa, al Caffè degli Artisti di Torino, mi s'avvicina una bambina di tre anni. Mi dice del suo sogno di strozzare il fratellino e farlo a pezzi. Mi parla della morte: si prenderà cura del cadavere condendolo col vino, un po' di zucchero, le violette del pensiero, per infornarlo, infine, a mo' di sepoltura. La cottura durerà il tempo d'un funerale, d'una processione. Il piatto, presentato in tavola tutto bruciacchiato, farà ridere! Dell'amore la bimba non racconta. Se, incuriosito, chiedo spiegazioni, fa una smorfia e si pulisce la bocca, si stizzisce. Bleah, che schifo!
I corpi, a quell'età, sembrano fatti per essere indagati, con quel misto d'interesse e repulsione: l'erotismo. I peli ed i capelli, perché li possediamo? Se ci sono già gli ombrelli e i pantaloni, sarebbe ora d'emanciparsi e farne a meno. A che cosa serve un mignolo? Quale mistero s'annida negli organi che abbiamo?
Io vago con la mente: “Da ragazzo amavo l'arte e la scrittura, ma non subivo ambienti soffocanti intorno a me: sapevo respirare, raccontare, colorare! A Torino non so stare, vorrei un evento nuovo, innocente, un'esposizione personale!”... e penso ad una mostra di dipinti creati dai bambini, intitolata “Corpi crudi, corpi cotti”, da presentare in galleria, sul valore delle pance e delle braccia, sulle case e l'abitare, sui fiori senza nome, sulle rose e sulle viole: le più riconoscibili e facili da ricordare.

Per coincidenza, il giorno dopo, Emanuela mi invia un testo su Rossana Campo. Mi ricordo, rileggendolo, che per scrivere e inventare c'è ancora chi utilizza le emozioni. C'è ancora chi si avvale di grammatiche istintive, ricavate dalla propria biologica esperienza, nativa e personale, per indicare con stupore la zona sottostante alla superficialità dell'ordinario, per immergersi nel flusso della civiltà contemporanea e ripescare dal fondale la libertà dell'uomo puro. Rossana Campo non disegna come una bambina, ricorre all'immaginario sorgivo dell'infanzia – che in sé tutto contiene: la nascita e la morte, gli incontri ed i rapporti, il timore e la speranza – per filtrare nei colori la forza di una semplice domanda: il perché dell'esistenza. Allora, prima di iniziare uno scritto su queste opere empatiche e perturbanti, ironiche e sincere, ho deciso che andrò a Genova, in una sera d'aprile, per osservarle alla Galleria Pinta, con la scusa dell'arte e del vento di primavera...



Ivan Fassio




martedì 20 gennaio 2015

P R E L U D I O A U R O R A L E

Esposizione Combinatoria a cura di Ivan Fassio
Coordinamento di Pintapiuma

Con Paola Bisio, Alessandro Cavalli, Giovanna Cavallo, Jean-Paul Charles,
Walter Di Giusto, Agnese Gem TS, Tiziana Inversi, Bartolomeo Migliore, Bruno Repetto,
Roberta Toscano, Max Valle


Inaugurazione: sabato 23 gennaio 2015, 18:00
fino al 23 febbraio
dal martedì al venerdì: 16 - 19
Galleria PINTA
Via Borgo degli Incrociati, 72 rosso
16137 Genova


Scrivo questo testo prima di essermi svegliato, nella pausa tragicomica inscenata dall'insonnia. Mi rendo conto, rileggendolo, che è banale, inattuale. Non c'è niente di vero in ciò che viviamo, tranne l'asincronia necessaria che siamo in grado di ignorare. Allo stesso modo, niente è plausibile nelle situazioni che sogniamo: magica illusione, indispensabile scissione. Appesi alla noia che dissimuliamo, attendiamo ignari. Nulla ci dobbiamo aspettare da nessuna visione. Realtà è davvero sperare, superare il fenomenico: l'insorgere fàtico dell'umore animale: dobbiamo dire.
Questo preludio aurorale è l'emersione dal limite esistenziale, dove ciò che si chiede equivarrebbe a dare, quando ciò che si chiude converrebbe aprire... Non lo sappiamo e non lo sappiamo fare... Ordiniamo da una situazione iniziale, profittatori affamati alla mensa del signore: siamo stati bene e male, siamo in una condizione da salvare. Qui ci aggrappiamo con unghie insanguinate, ad una tavola che crediamo imbandita per la nostra vita, per la nostra consuetudine appagata. Uniche meraviglie destinate alla presenza, costrette a testimoniare, in dolce affanno alla vista del mare, in trepidante e ingannatrice commozione, per il triste malanno dell'inquietudine... Quando mai i tempi cambieranno?
Quando saremo capaci d'inventare!


Ivan Fassio
Paola Bisio per Preludio Aurorale, Il Tappeto Volante

Jean-Paul Charles per Preludio Aurorale




martedì 2 dicembre 2014

Paolo Lupo alias Demian. La Figura Illuminata

Dar Luce alla Luce


Il relitto trascinato da corrente
È fiume e altro e niente:
Effetto spaziale, assimilato
Flusso.
Viviamo: inabissati in parte
Come artistiche dispersioni
Residuali.
Abbiamo
Oggetti elevati in dimensioni
Di superficie, forma e figurazione:
Specificità tattili, percezioni duali,
Linguistici concettuali,
Sensitivi tutti.
Dove piste, facce, letti,
Piogge, macchie, liste
Si amalgamano e staccano
Covano e schiudono,
Appariamo noi in prospettiva:
Illuminati estranei
Scissi tastieristi d'organi
Universali
Confezioni di energie
Avanzati pasti in lampadina
Candele per utili decomposizioni
Rimasti resti di soluzioni labili
Involucri gracili.
i.f.


Catturare, allo stesso tempo, il soggetto e il suo travaglio: gli accenni di tutto il tempo passato e il mistero della nascita, l'enigma del divenire. È il compito del ritrattista, la battaglia dell'artista.
La pratica estetica, continuamente, fa immagini: nella scrittura, nella musica, nella pittura. Questa creazione non ha nulla a che fare con fantasia o ricordi, con determinazioni necessariamente sensibili. Al contrario, la figura può essere intesa e percepita nella nudità di un concetto, nel sentore di una predizione, nella purezza di un contenuto, nel funzionamento di una formula: è la rappresentazione che rimane impressa nelle profondità encefaliche, che solca il nostro inconscio. La fotografia, in quanto trascrizione della luce, ci dà sempre a priori un'illusione di verità, richiedendoci una sospensione dell'incredulità. Sebbene non possa essere definita in termini di verosimiglianza, poiché ogni scatto presuppone una scelta di inquadrature e sottintende un punto di vista, essa richiede un assenso preventivo. I dipinti, nel corso del secolo, ne hanno succhiato l'illuminazione, assimilato la definizione.
Scritture scintillanti, somiglianti a materia clorofilliana, le pitture di Paolo Lupo in arte Demian sono struttura e contorno, in cui la figura, illuminata, garantisce un posto ad ogni colore. Tratti curvi, morbidi o violenti, introducono uno stampo di matrice tattile, la percezione dei polpastrelli su una foglia sensibile... Da una parte, queste linee contengono modalità e funzionalità differenti e stranianti del colore, dall'altra, si elevano allo stato di elementi autonomi, superfici, volumi delimitanti: sono involucri, scatole, masse corporee. Il tratto trattenuto insiste ossessivamente sull'inganno percettivo dell'apparenza umana. I rapporti cromatici, arbitrari, eccedono sul versante espressivo, includendo l'emozione nell'area della tela.
Come un relitto trascinato da un fiume bianco, tra gorghi e scogliere, lo spazio restringe e trattiene l'espansione illimitata delle tinte, in modo tale che questa risulti sospinta o accelerata, sommersa o recuperata. Lo sfondo è paragonabile a una campitura omogenea e fluida nella sua unità. In primo piano, i segni ignorano ogni geometricità: il quadro diviene aereo, e tenta il raggiungimento di un massimo di luce fissata nell'eternità di un tempo e di uno spazio monocromi: cromotopìa, cromocronìa... Il contorno, così, non è quello della Figura, ma trova la dimensione di elemento autonomo, determinato dall'impressione estraniata di ogni fenomeno. La dea che ammiriamo, di volta in volta, giustifica il distacco graduale da ogni immanenza, in produzione seriale di umane formulazione, in processo continuo di liberazione. È il colore a fornire luminosità: maieutica della luce in un percorso di intuizioni progressive, in cui lo stile è generato dalla coscienza della finitezza della nostra consueta percezione.

Ivan Fassio

"Katy" 70 x 100 (Matita, inchiostri, Acquerello su carta) 2013 Paolo Lupo