mercoledì 28 marzo 2012

Di ritorni, ricorsi e ricordi. Un viaggio spirituale in memoria di Antonio Tabucchi

J.P. Charles, Incontro con Ezio Gribaudo, 2012


Le balene possono sorridere, ma non si vedono mai i loro denti. È un detto dei pescatori delle Azzorre che Antonio Tabucchi aveva scelto come aforisma introduttivo per un libro d’artista realizzato nel 1995 da Ezio Gribaudo. Mi fa pensare alla raccolta di racconti Donna di Porto Pim e ai temi cari all’autore. Naufragi: metafore di ogni atto mancato, di ogni intenzione persa sotto l’ineluttabile strato delle apparenze. Balene: simboli del mistero dell’anima umana. Viaggi: reali e immaginari, custodi dell’altrove che nutre i nostri spiriti, di ogni verosimile possibilità che muove l’invenzione.
Mi imbatto in questo proverbio alcuni giorni fa, quando accompagno l’artista Jean-Paul Charles nello studio di Gribaudo. Il pittore e fotografo francese sta completando un suo particolare viaggio di incontro con diversi personaggi del mondo dell’arte. Percorso di conoscenza e di scambio – reale e virtuale, al tempo stesso – che terminerà con la realizzazione di una serie di ritratti da esporre il 7 luglio 2012 alla galleria En Plein Air di Pinerolo. L’incontro con il Maestro si apre proprio con il ricordo di Tabucchi, scomparso il giorno precedente. Ezio Gribaudo l’aveva conosciuto durante uno dei suoi tanti soggiorni a Parigi, al cafè dell’hotel Lenox, di cui lo scrittore era assiduo frequentatore nelle ore serali. Da quell’incontro era nata una collaborazione che aveva portato all’esposizione nel 1995, alla galleria Stubbs Books and Prints Gouaches and Watercolor di New York, di una serie di libri d’artista. Creati come opere uniche, rilegando stampe originali, questi volumi erano introdotti da un proverbio scelto dall’autore di Sostiene Pereira. Come copertina, una particolare riproduzione grafica di un cielo, orizzonte sul quale erano impressi simboli, lettere, disegni.
In una delle opere, un’invenzione del nonno di Tabucchi: “Guarda quel fico come è grosso, disse il beccafico accingendosi a beccare il fico, quello me lo becco io. Guarda quel beccafico come è grosso, pensò il cacciatore, quello me lo becco io. E gli sparò”. All’interno del libro una serie di conchiglie colorate scivolano sulle spiagge dell’Atlantico – chissà su quale sponda, Lisbona o New York? – come a segnare la distanza tra memoria personale e condivisione, tra incontro autentico e immaginazione.
Nel terzo libro che sfoglio, ecco un altro proverbio portoghese: “Al bambino e all’ubriaco Dio mette sempre una mano di protezione”.  Tra le pagine si susseguono le immagini michelangiolesche della mano di Dio tesa verso la mano dell’uomo. Storia dell’arte e creazione popolare si incontrano in un gioco tra archetipi di diversa estrazione. Incontri nell’incontro, terminati con un ricordo dei limpidi Cieli di Gribaudo – tenui interpretazioni degli spazi atlantici di Pessoa e Tabucchi – e con la nascita di una nuova opera di Charles, digitale e virtuale, questa volta, proiezione dei corsi e dei ricorsi che scavano le spiagge delle nostre esistenze.

Ezio Gribaudo, Teatro della Memoria, tecnica mista, 1965 - 2011

Ivan Fassio

venerdì 23 marzo 2012

Cosmos di Enrico De Paris alla Ermanno Tedeschi Gallery

E.T. De Paris, GOOD NEWS, mixed media – acrilico su tela, 2012, Ermanno Tedeschi Gallery
Continui innesti e immersioni negli spazi periferici del nostro tempo caratterizzano le intenzioni di Enrico T. De Paris. Nel nuovo spazio torinese della Ermanno Tedeschi Gallery, abbiamo passeggiato tra cosmi e microcosmi ancora inesplorati

Potremmo pensare che una serie apparentemente incontrollata di accumuli intenda distogliere definitivamente la nostra attenzione dalle intenzioni originarie di un’operazione artistica, per  innescare una successione di continui complementi strutturali. Alla stesso modo, aiutandoci ad entrare in un mondo complesso e arbitrario, la stessa sequenza di appendici e accorpamenti potrebbe portarci a riflettere sul proliferare indifferente e misterioso della vita e del progresso. L’artista Enrico Tommaso De Paris sembra proporci, oltre a tutto ciò, un ironico gioco di andata e ritorno tra ininterrotta produzione di senso e successivo scavo alla ricerca delle molteplici estensioni che completano l’opera.
La mostra COSMOS, che inaugura il nuovo spazio torinese della Galleria Ermanno Tedeschi, propone un percorso straniante ed eccessivo all’interno dei cosmi e dei microcosmi dell’artista. Pittura, scultura, installazioni, immagini digitali luminose e monitor contribuiscono a immergere lo sguardo dello spettatore in un mondo tanto immaginario quanto saldamente innestato su basi biotecnologiche.
All’interno di ogni universo pittorico o multimediale esposto in galleria, possiamo osservare ulteriori diramazioni di escrescenze e il proliferare caotico di comunità periferiche.  Due grandi polittici, H.O.T. e GOOD NEWS, rivelano il fondamento estetico dell’operazione: la creazione di un sistema che trae linfa vitale dalla realtà, ma che se ne distacca per crearsi delle proprie regole. FLUSSI presenta strutture molecolari e astrazioni, asimmetrici scavi all’interno di un immaginario plasma cellulare. In questo senso, continui innesti e nuove variazioni non possono che portare alla creazione di opere totali. LABORATORY, struttura dinamica in acciaio inox, rappresenta un carotaggio: una sorta di immersione indagatrice all’interno dell’uomo e della sua cultura. Creare per comprendere sembra essere il modus operandi privilegiato dall’artista. Contenuti psicologici e comunitari si sovrappongono e si trasformano per azionare, spontaneamente, una ricerca sul senso del nostro tempo e del nostro futuro.
Ivan Fassio – fonte Exibart

Dal 2 febbraio al 2 aprile 2012
Enrico Tommaso De Paris
COSMOS
Ermanno Tedeschi Gallery
Via Pomba, 14 – 10123 Torino
Orari: dal martedì al venerdì dalle 12.00 alle 16.00 o su appuntamento – ingresso libero
Info:  tel +39 011 4369917
fax +39 011 4357632

mercoledì 21 marzo 2012

Michael Hilsman a Torino - Galleria Glance

M. Hilsman, The Interpreter, 2012, oil on canvas, courtesy Galleria Glance
Alla sua prima personale in Italia, l’artista statunitense Michael Hilsman presenta il mezzo pittorico come strumento privilegiato per un’indagine su identità e percezione. Tra flussi di immagini e sensazioni.

Il tentativo di raffigurazione dell’io frammentato è una delle caratteristiche centrali della dimensione socio-culturale ed estetica contemporanea. Questa testimonianza sofferta si presenta, metafisicamente, attraverso i tratti di un’introspezione psicologica nostalgica e rassegnata. In altri casi, espressionisticamente, viene manifestata nell’ordine della scissione e dell’angoscia individuali. Queste sollecitazioni, quando si adattano formalmente ad uno stile e vengono elaborate impersonalmente, possono assurgere al livello di rappresentazioni universali.
Michael Hilsman (1984, Los Angeles) propone una pittura che, a metà strada tra i modelli precedentemente indicati, riesce a trascendere tanto le coordinate consolatorie, quanto la categoria della pura introversione. L’oblio di un’identità certa svilisce ogni visione soggettiva. La considerevole riduzione di volontà comunicativa porta ad accatastare linee, immagini e colori in un flusso indistinto che, al tempo stesso, pare generarsi automaticamente. L’accumulo di suggestioni sembra derivare da un’immersione spontanea nelle strutture della percezione. Argomenti e sensazioni personali sono posti su uno stesso piano di oggettivazione, in un vuoto narrativo. I segni non indicano più e tutti gli indizi di significazione si equivalgono. Ogni possibile simbolismo è, in questo modo, portato al proprio grado zero. Come in un continuo presente, ogni immagine è vergine e, tuttavia, caricata di infinite potenzialità significanti.
La mostra “Piccolo Grande Uomo” alla Galleria Glance di Torino è la prima personale italiana dell’artista. Segnalato dalla rivista Modern Painters come un giovane talento da osservare con attenzione, Hilsman considera la pittura un mezzo privilegiato per indagare il divario tra arte ed esistenza. L’esperienza artistica è sentita come luogo di conflitto tra personalità e ricerca di un’adeguata espressione della realtà. All’interno delle regole di composizione pittorica, ogni prova è indagine sulle infinite combinazioni di significato e possibilità di accedere a un più ampio raggio di comprensione e conoscenza.

Ivan Fassio, fonte: Exibart

M. Hilsman, Too Too, 2012, oil and acrylic on canvas, courtesy Galleria Glance
fino al 24.III.2012
Michael Hilsman
Piccolo Grande Uomo
Galleria Glance
Via San Massimo n.45 (interno cortile)
10123 - Torino
tel: +39 345.336.4193 - e-mail:info@galleriaglance.com
ingresso gratuito
orari: da martedì a sabato dalle 16 alle 19, in altri giorni e orari su appuntamento





martedì 20 marzo 2012

Le Macchine Svelate di Michelangelo Castagnotto

Michelangelo Castagnotto, 2011, La Macchina della Lettura, photo by Piero Ottaviano 

Le macchine svelate propongono un viaggio alle radici dei processi di fruizione dell’arte. Dove l’estetica riprende possesso, attraverso un percorso di riflessione su logica e senso, della propria originaria accezione di pratica

L'opera d'arte passa attraverso il tempo custodendo un suo linguaggio immanente: un potenziale di espressione ed efficacia estatiche. Suscita, contingentemente, un'esperienza di questo tipo ogni volta che rivive in un dominio individuale. Perché ciò accada, occorre che si inneschi una relazione tra arte e spettatore. Il risultato di questo rapporto non dipende da una particolare disposizione trascendentale della composizione artistica, ma si esplica nell'operazione stessa: incontro e attribuzione all'opera di un particolare valore. L’estetica può essere intesa, in accordo con le stesse radici etimologiche del termine, come una pratica sensibile di incontro e discussione.
Da queste premesse muove la proposta delle opere di Michelangelo Castagnotto. Le macchine, in mostra alla galleria Gagliardi Art System di Torino, sono dispositivi che utilizzano, per essere svelati, gli stessi meccanismi rituali di accesso all’opera. I prototipi si affacciano in un orizzonte assoluto di oggettivazione e, nelle simulazioni che propongono, rimandano ai fondamenti dei processi stilistici.
Il Baule, con le azioni pretestuali che impone allo spettatore, ricrea i modi funzionali di ricezione della pittura. Quest’ultima è intesa come forma artistica dotata della sua grammatica interna: atto di ispirazione e testimonianza individuale. In questo modo, tuttavia, cessa di essere linguaggio assoluto tradizionale per porsi come risultato di un’operazione dialettica di avvicinamento privilegiato e rituale.
La Macchina della Lettura sposta l’attenzione dal significato del linguaggio all’operazione sensibile del leggere: una sorta di estetica della logica e del senso, in cui ogni significato, proprio perché spogliato della propria valenza testuale, tende a riflettere tautologicamente su se stesso.
La Macchina per la Lettura dei Sassi è dispositivo di significazione di ogni lancio, vero e proprio esperimento aleatorio. L’atto è inteso come gesto rituale. Si tratta, ancora una volta, di una pratica che, qualunque sia la disposizione finale dei sassi scagliati, trova la propria ragion d’essere al suo stesso interno.

Ivan Fassio, Exibart


Michelangelo Castagnotto, Il Baule, 2010, photo by Paolo Pellion di Persano 
Dal 10 febbraio al 24 marzo 2012
Michelangelo Castagnotto – Le Macchine Svelate
Gagliardi Art System
Via Cervino 16
10155 Torino
Orari: mar/sab h. 15.30/19.00
Ingresso libero
t. +39 011 19700031

sabato 10 marzo 2012

Casualità Meditate


Giacomo Soffiantino, Natura Uomo 1, 2009
La nostra vita, in ultima analisi, implica una rassegnazione all’instabilità e allo squilibrio. È la fissità delle sue forme a renderla possibile e testimoniabile. All’interno di queste strutture ci muoviamo, in un percorso a ostacoli, tentando di scardinare e, successivamente, rifondare canoni e regole.
La ricerca della verità, nella tentazione che impone ad ogni esperienza artistica, non può sfuggire a un metodo. Continui ritorni e imposizioni di pratiche la renderanno assimilabile ad un percorso di raggiungimento dell’estasi.  In questo senso, fare violenza alle consuetudini stabilite sarà sempre il criterio costituente di ogni estetica. – Prendere coscienza di un’identità per poi abbandonarla. Credere nell’ordine per scontrarsi perennemente nella casualità. Frequentare la folla per sentirsi più soli. – L’esercizio dell’eterna e inevitabile finzione ci manterrà, sempre più flebilmente, ancorati alle nostre percezioni. Giungeremo a un passo dall’irraggiungibile e perfetta visione. Fino a quando un improvviso bagliore illuminerà il deserto e ci costringerà alla realtà, dove spazio e tempo svaniranno senza lasciare via di scampo al caso.
Ivan Fassio

Mostra collettiva a cura di Ivan Fassio e Mariana Paparà

Ruxandra Stefana Munteanu, Night Scenario

Ezio Gribaudo, Giacomo Soffiantino, Francesco Casorati, Sergio Agosti, Mariana Paparà, Gianni Ottaviani, Jean Paul Charles, Micaela Tornaghi, Ida Sacco, Alga Zaharescu, Davide Furia, Caterina Pellegrini, Franca Musso Binello, Ortansa Moraru, Monica Petronzi, Ruxandra Stefana Munteanu, Leonarda Barbera, Lorena Fortuna

Inaugurazione Giovedì 15 Marzo, a partire dalle 18.30
Dal 15 al 29 marzo 2012 
orari: dal Martedì al sabato, dalle 15.00 alle 18.30
Galleria Aripa di Mariana Paparà
Via Antonio Giuseppe Ignazio Bertola 27/i (10122) -Torino
011/19705181 – galleria@aripa.eu

Mariana Paparà, Metamorfosi


martedì 14 febbraio 2012

Paola Gribaudo Chevalier des Arts et des Lettres. Un riconoscimento ad una carriera dedicata all’editoria d’arte

Un primo piano sulle motivazioni del prestigioso titolo e un modo per riscoprire l’impegno editoriale dello Studio Gribaudo
Frédéric Mitterand e Paola Gribaudo

“Mallarmé sosteneva  che un libro serve per arrivare a scoprire un mondo. Grazie ai libri che ho curato, ho potuto scoprire molti mondi, viaggiare e  conoscere alcuni dei protagonisti della storia dell'arte del XX e XXI secolo” sono alcune significative parole del discorso tenuto da Paola Gribaudo lo scorso 5 dicembre durante la cerimonia per il conferimento del titolo di Chevalier des Arts et des Lettres della Repubblica Francese. Il mondo dell’editoria d’arte, settore interdisciplinare per definizione, è avvicinato efficacemente attraverso le parole di Stéphane Mallarmé.  Il poeta decadente, sperimentatore del linguaggio, aveva raccolto attorno a sé un folto gruppo di pittori, artisti e musicisti ed è considerato a tutti gli effetti il precursore dell’interattività artistica che caratterizza la contemporaneità.
Il Ministro per la Cultura della Repubblica Francese, Frédéric Mitterand, ha posto l’accento, nel discorso di presentazione, sul legame tra artista e pubblico reso più vitale da ogni pubblicazione. L’editoria d’arte è operazione che si gioca su due versanti: da una parte sta la conoscenza di un sapere collettivo e condiviso, dall’altra il mestiere artigianale della creazione di strumenti per la divulgazione e la documentazione. Dietro al lavoro dell’editore d’arte, la capacità progettuale e la lungimiranza giocano le proprie indispensabili carte. “La caratteristica del mio lavoro è quella di concepire l’idea del libro e di realizzarla tecnicamente ed editorialmente collaborando innanzitutto con case editrici quali Skira, Flammarion, Thames & Hudson, Rizzoli International, Cercle d’Art, oltre alle numerose gallerie d’arte, artisti, case d’aste e Musei in Italia e all’estero” ha sostenuto ancora Paola Gribaudo nel proprio intervento durante la cerimonia.
Il suo percorso di formazione  inizia proprio dalla Francia e dall’arte francese. I primi viaggi  a Parigi risalgono agli anni giovanili quando, ventenne,  accompagna il padre Ezio, artista ed editore, nelle gallerie d’arte, nei Musei e negli atelier di pittori e scultori. In questo modo, conosce Jean Dubuffet, Peggy Guggenheim - della cui collezione curerà la ristampa aggiornata del libro nel 2001 per Rizzoli - e molti tra i grandi protagonisti dell’arte del XX secolo.  Durante quegli anni, ritorna a Parigi per la stesura  della tesi di Laurea su Charles Le Brun, pittore e decoratore francese famoso soprattutto per i suoi lavori di arredamento e decorazione alla reggia di Versailles, durante il XVII secolo.
Attraverso la conoscenza del lavoro del padre, Ezio Gribaudo, Paola si avvicina alle dinamiche caratterizzanti l’editoria d’arte: le tecniche di stampa, la resa dei colori, l’estetica del lavoro tipografico, l’importanza delle tipologie di carta e i segreti della rilegatura. Nei primi anni Ottanta inizia ad occuparsi di editoria, proseguendo la tradizione di famiglia e dedicandosi soprattutto alle pubblicazioni di monografie e cataloghi a livello internazionale.
Del  1981 è il primo libro, in lingua francese:  629 Oeuvres de Renoir a Kisling per il Petit Palais di Ginevra . Collabora con molti artisti internazionali, primo fra tutti Raymond Mason, lo scultore inglese, scomparso a Parigi nel 2010, al quale Paola Gribaudo ha voluto dedicare un particolare ringraziamento per il proprio riconoscimento. Il lavoro di intermediario tra artista e pubblico la porta a collaborare con artisti non soltanto residenti in Francia, tra i quali occorre citare Mihail Chemiakin, Yuri Kuper, Boriz Zaborov, Rolando Paiva, Julio Silva, Ramuntcho Matta, Fernando Botero, Sophia Vari, Wang Luyan, Avigdor Arikha, Yael Rabinovitch, Hugues de Cointet, Eric Fonteneau, Pucci de Rossi,  Patrick Demarchelier. Nei giardini di Palais Royale si occupa dei cataloghi delle mostre di Arnaldo Pomodoro, Manolo Valdes, Kenneth Snelson e Vana Xenou. Ha curato per anni le pubblicazioni delle gallerie di Rue des Beaux Arts: da Albert Loeb a Abel Rambert, da Di Meo a Trigano .
Quasi mille sono i libri che ha contribuito a pubblicare, occupandosi degli aspetti editoriali e tecnici per editori di tutto il mondo. Per i testi dei libri pubblicati, ha potuto collaborare con André Pieyre de Mandriagues, lo  scrittore surrealista, con Jean Clair, lo storico dell’arte membro dell’Accademia di Francia e con Pascal Bonafoux, docente universitario a Parigi e autore di numerosi saggi sull’arte contemporanea.
Proprio a Parigi, inoltre, nel 2004, Paola Gribaudo aveva festeggiato i vent’anni di lavoro con il catalogo LIBRI e LIBRINI, disegnato da un altro Chevalier des Art set des Lettres, il grafico e designer Philippe Apeloig.  Alcuni libri presenti nel catalogo hanno vinto premi prestigiosi e ottenuto le copertine di importanti magazine letterari come The Book Review del New York Times con la monografia di Red Grooms nel 2004 o come il catalogo “Who’s afraid of Jasper Johns“ realizzato per la galleria di Tony Shafrazi a New York nel 2007.
Per ulteriori informazioni ed approfondimenti su pubblicazioni passate e sui progetti futuri, è sicuramente utile consultare il sito http://paolagribaudo.org/

Paola Gribaudo, photo by Sabrina Gazzola

Ivan Fassio

martedì 7 febbraio 2012

Quaderni del Collezionismo. Un work in progress, tra teoria dell'arte ed editoria, strettamente legato agli eventi della Pinacoteca Agnelli


Una collana saprà delineare la fenomenologia di ragioni soggettive e sociali del collezionismo. Johan & Levi propone interviste e dibattiti tra collezionisti, appassionati d'arte e personaggi della cultura



Conversazione tra A. Schwarz e P. Levi, foto S. Gazzola – courtesy Pinacoteca Agnelli  
I Quaderni del Collezionismo, inaugurati quest'anno dalla casa editrice Johan & Levi in collaborazione con la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, offriranno la possibilità di approfondire, a livello teorico, le ragioni profonde e le implicazioni sociali del collezionismo contemporaneo. L'indagine su questo tema si radica nella storia dei fondatori della Pinacoteca e, già dal primo volume, analizza il collezionismo da svariati punti di vista: questioni psicologiche, ricerca di crescita personale, valori storici e culturali, rapporti economici tra privati ed istituzioni. Ne parliamo con Micaela Acquistapace, direttrice della Johan & Levi Editore.


I.F.: La prima intervista dei Quaderni del Collezionismo è un colloquio tra Arturo Schwarz, poeta collezionista, e Paolo Levi, critico d'arte. In questo intervento, la collezione viene intesa come creazione di una grande Biblioteca, sempre in divenire, in cui gusto personale e valori storici e sociali si intersecano. Promuovere una riflessione di questo tipo può aprire, per una casa editrice, nuove strade verso una produzione di libri da collezionare o, comunque, di pubblicazioni seminali dal punto di vista storico?
M.A.: Per chiunque ami i libri, questi oggetti diventano parte di un vissuto e di un bagaglio di fatto inseparabile dalla vita quotidiana, forse la prima forma di collezione privata che ciascuno di noi sviluppa nel corso della vita. Johan & Levi si è sempre posta come obiettivo la realizzazione di progetti “unici”, per contenuto, progettazione e qualità di produzione, che mirano a colmare un vuoto storico. Ne sono esempi il volume dedicato alla mostra di Keith Haring a Milano nel 1984, il libro fotografico di Mimmo Jodice che celebra Roma, o la recente antologia degli scritti di Clement Greenberg.
I.F.: Johan & Levi è giovane casa editrice che collabora con artisti, curatori e personaggi della cultura per proporre un approccio sperimentale ed innovativo al mondo dell'arte. I Quaderni del Collezionismo usciranno due volte l'anno e contribuiranno, inoltre, all'arricchimento della Biblioteca che, da febbraio 2010, affianca il Museo della Pinacoteca Agnelli. Quale posto occupano queste pubblicazioni, a livello progettuale, all'interno della linea editoriale della vostra linea editoriale? Saranno pretesto per eventuali altre collane dedicate a collezioni di particolare valenza culturale?
M.A.: I Quaderni del Collezionismo si inseriscono in un percorso che Johan & Levi ha dedicato al collezionismo e ai fenomeni economici che ruotano attorno al mondo dell’arte e mirano a dare un corpo a testimonianze preziose che sarebbero altrimenti andate perse. Il valore delle voci dei protagonisti del mondo del collezionismo italiano connota anche il volume di prossima uscita curato da Adriana Polveroni e Marianna Agliottone, Il piacere dell’arte – Pratica e fenomenologia del collezionismo contemporaneo in Italia. Le autrici si sono confrontate con la realtà italiana del collezionismo di arte contemporanea e moderna, tracciandone per la prima volta i contorni: dai cenni storici alle pratiche odierne (su cui sempre più si innestano i nuovi media e le nuove tecnologie, che devono però fare i conti con un fenomeno estremamente “fisico” e istintivo), dalle varie identità che il “collezionista” assume (privato, azienda, fondazione ecc.), fino al rapporto con le istituzioni, elemento che caratterizza la realtà italiana in modo peculiare, senza tralasciare una panoramica dei principali aspetti legali e fiscali. Il tutto supportato dalla testimonianza di alcune figure di spicco del collezionismo italiano che con la loro esperienza diretta completano il saggio. Che il collezionare sia anche una forma d’arte è ormai riconosciuto ed Elio Grazioli approfondisce questo tema dal punto di vista degli artisti. Nel suo volume La collezione come forma d’arte, in uscita nel prossimo anno, Grazioli esamina come le collezioni, a partire dai cabinet e dalle Wunderkammern, siano state parte del lavoro degli artisti e come anche oggi la raccolta sistematica di oggetti rientri nella pratica di molti esponenti del mondo dell’arte, che lavorano proprio sull’idea di accumulazione, archiviazione, categorizzazione ed esposizione.
I.F.: Le conversazioni che hanno informato questa prima pubblicazione si sono svolte durante il 2010, in concomitanza con conferenze, mostre ed esposizioni, nella Sala di Consultazione della Pinacoteca Agnelli. Possiamo anticipare ai nostri lettori alcuni degli eventi che, sotto forma di interviste, confluiranno nei prossimi numeri della collana a partire dal 2011?
M.A.: Il prossimo incontro, a dicembre, riguarderà Giorgio Maffei e la sua collezione di libri d’artista. Oltre alle conversazioni che fisicamente si tengono presso la Pinacoteca, tuttavia, i Quaderni ospiteranno le interviste che critici, curatori e giornalisti vicini alla Pinacoteca e alla Casa editrice stanno effettuando in giro per il mondo per portare a noi esperienze internazionali di grande valore: ma queste non potranno che essere un regalo a sorpresa per i lettori. 


Ivan Fassio (fonte: Exibart on Paper)