martedì 20 marzo 2012

Le Macchine Svelate di Michelangelo Castagnotto

Michelangelo Castagnotto, 2011, La Macchina della Lettura, photo by Piero Ottaviano 

Le macchine svelate propongono un viaggio alle radici dei processi di fruizione dell’arte. Dove l’estetica riprende possesso, attraverso un percorso di riflessione su logica e senso, della propria originaria accezione di pratica

L'opera d'arte passa attraverso il tempo custodendo un suo linguaggio immanente: un potenziale di espressione ed efficacia estatiche. Suscita, contingentemente, un'esperienza di questo tipo ogni volta che rivive in un dominio individuale. Perché ciò accada, occorre che si inneschi una relazione tra arte e spettatore. Il risultato di questo rapporto non dipende da una particolare disposizione trascendentale della composizione artistica, ma si esplica nell'operazione stessa: incontro e attribuzione all'opera di un particolare valore. L’estetica può essere intesa, in accordo con le stesse radici etimologiche del termine, come una pratica sensibile di incontro e discussione.
Da queste premesse muove la proposta delle opere di Michelangelo Castagnotto. Le macchine, in mostra alla galleria Gagliardi Art System di Torino, sono dispositivi che utilizzano, per essere svelati, gli stessi meccanismi rituali di accesso all’opera. I prototipi si affacciano in un orizzonte assoluto di oggettivazione e, nelle simulazioni che propongono, rimandano ai fondamenti dei processi stilistici.
Il Baule, con le azioni pretestuali che impone allo spettatore, ricrea i modi funzionali di ricezione della pittura. Quest’ultima è intesa come forma artistica dotata della sua grammatica interna: atto di ispirazione e testimonianza individuale. In questo modo, tuttavia, cessa di essere linguaggio assoluto tradizionale per porsi come risultato di un’operazione dialettica di avvicinamento privilegiato e rituale.
La Macchina della Lettura sposta l’attenzione dal significato del linguaggio all’operazione sensibile del leggere: una sorta di estetica della logica e del senso, in cui ogni significato, proprio perché spogliato della propria valenza testuale, tende a riflettere tautologicamente su se stesso.
La Macchina per la Lettura dei Sassi è dispositivo di significazione di ogni lancio, vero e proprio esperimento aleatorio. L’atto è inteso come gesto rituale. Si tratta, ancora una volta, di una pratica che, qualunque sia la disposizione finale dei sassi scagliati, trova la propria ragion d’essere al suo stesso interno.

Ivan Fassio, Exibart


Michelangelo Castagnotto, Il Baule, 2010, photo by Paolo Pellion di Persano 
Dal 10 febbraio al 24 marzo 2012
Michelangelo Castagnotto – Le Macchine Svelate
Gagliardi Art System
Via Cervino 16
10155 Torino
Orari: mar/sab h. 15.30/19.00
Ingresso libero
t. +39 011 19700031

sabato 10 marzo 2012

Casualità Meditate


Giacomo Soffiantino, Natura Uomo 1, 2009
La nostra vita, in ultima analisi, implica una rassegnazione all’instabilità e allo squilibrio. È la fissità delle sue forme a renderla possibile e testimoniabile. All’interno di queste strutture ci muoviamo, in un percorso a ostacoli, tentando di scardinare e, successivamente, rifondare canoni e regole.
La ricerca della verità, nella tentazione che impone ad ogni esperienza artistica, non può sfuggire a un metodo. Continui ritorni e imposizioni di pratiche la renderanno assimilabile ad un percorso di raggiungimento dell’estasi.  In questo senso, fare violenza alle consuetudini stabilite sarà sempre il criterio costituente di ogni estetica. – Prendere coscienza di un’identità per poi abbandonarla. Credere nell’ordine per scontrarsi perennemente nella casualità. Frequentare la folla per sentirsi più soli. – L’esercizio dell’eterna e inevitabile finzione ci manterrà, sempre più flebilmente, ancorati alle nostre percezioni. Giungeremo a un passo dall’irraggiungibile e perfetta visione. Fino a quando un improvviso bagliore illuminerà il deserto e ci costringerà alla realtà, dove spazio e tempo svaniranno senza lasciare via di scampo al caso.
Ivan Fassio

Mostra collettiva a cura di Ivan Fassio e Mariana Paparà

Ruxandra Stefana Munteanu, Night Scenario

Ezio Gribaudo, Giacomo Soffiantino, Francesco Casorati, Sergio Agosti, Mariana Paparà, Gianni Ottaviani, Jean Paul Charles, Micaela Tornaghi, Ida Sacco, Alga Zaharescu, Davide Furia, Caterina Pellegrini, Franca Musso Binello, Ortansa Moraru, Monica Petronzi, Ruxandra Stefana Munteanu, Leonarda Barbera, Lorena Fortuna

Inaugurazione Giovedì 15 Marzo, a partire dalle 18.30
Dal 15 al 29 marzo 2012 
orari: dal Martedì al sabato, dalle 15.00 alle 18.30
Galleria Aripa di Mariana Paparà
Via Antonio Giuseppe Ignazio Bertola 27/i (10122) -Torino
011/19705181 – galleria@aripa.eu

Mariana Paparà, Metamorfosi


martedì 14 febbraio 2012

Paola Gribaudo Chevalier des Arts et des Lettres. Un riconoscimento ad una carriera dedicata all’editoria d’arte

Un primo piano sulle motivazioni del prestigioso titolo e un modo per riscoprire l’impegno editoriale dello Studio Gribaudo
Frédéric Mitterand e Paola Gribaudo

“Mallarmé sosteneva  che un libro serve per arrivare a scoprire un mondo. Grazie ai libri che ho curato, ho potuto scoprire molti mondi, viaggiare e  conoscere alcuni dei protagonisti della storia dell'arte del XX e XXI secolo” sono alcune significative parole del discorso tenuto da Paola Gribaudo lo scorso 5 dicembre durante la cerimonia per il conferimento del titolo di Chevalier des Arts et des Lettres della Repubblica Francese. Il mondo dell’editoria d’arte, settore interdisciplinare per definizione, è avvicinato efficacemente attraverso le parole di Stéphane Mallarmé.  Il poeta decadente, sperimentatore del linguaggio, aveva raccolto attorno a sé un folto gruppo di pittori, artisti e musicisti ed è considerato a tutti gli effetti il precursore dell’interattività artistica che caratterizza la contemporaneità.
Il Ministro per la Cultura della Repubblica Francese, Frédéric Mitterand, ha posto l’accento, nel discorso di presentazione, sul legame tra artista e pubblico reso più vitale da ogni pubblicazione. L’editoria d’arte è operazione che si gioca su due versanti: da una parte sta la conoscenza di un sapere collettivo e condiviso, dall’altra il mestiere artigianale della creazione di strumenti per la divulgazione e la documentazione. Dietro al lavoro dell’editore d’arte, la capacità progettuale e la lungimiranza giocano le proprie indispensabili carte. “La caratteristica del mio lavoro è quella di concepire l’idea del libro e di realizzarla tecnicamente ed editorialmente collaborando innanzitutto con case editrici quali Skira, Flammarion, Thames & Hudson, Rizzoli International, Cercle d’Art, oltre alle numerose gallerie d’arte, artisti, case d’aste e Musei in Italia e all’estero” ha sostenuto ancora Paola Gribaudo nel proprio intervento durante la cerimonia.
Il suo percorso di formazione  inizia proprio dalla Francia e dall’arte francese. I primi viaggi  a Parigi risalgono agli anni giovanili quando, ventenne,  accompagna il padre Ezio, artista ed editore, nelle gallerie d’arte, nei Musei e negli atelier di pittori e scultori. In questo modo, conosce Jean Dubuffet, Peggy Guggenheim - della cui collezione curerà la ristampa aggiornata del libro nel 2001 per Rizzoli - e molti tra i grandi protagonisti dell’arte del XX secolo.  Durante quegli anni, ritorna a Parigi per la stesura  della tesi di Laurea su Charles Le Brun, pittore e decoratore francese famoso soprattutto per i suoi lavori di arredamento e decorazione alla reggia di Versailles, durante il XVII secolo.
Attraverso la conoscenza del lavoro del padre, Ezio Gribaudo, Paola si avvicina alle dinamiche caratterizzanti l’editoria d’arte: le tecniche di stampa, la resa dei colori, l’estetica del lavoro tipografico, l’importanza delle tipologie di carta e i segreti della rilegatura. Nei primi anni Ottanta inizia ad occuparsi di editoria, proseguendo la tradizione di famiglia e dedicandosi soprattutto alle pubblicazioni di monografie e cataloghi a livello internazionale.
Del  1981 è il primo libro, in lingua francese:  629 Oeuvres de Renoir a Kisling per il Petit Palais di Ginevra . Collabora con molti artisti internazionali, primo fra tutti Raymond Mason, lo scultore inglese, scomparso a Parigi nel 2010, al quale Paola Gribaudo ha voluto dedicare un particolare ringraziamento per il proprio riconoscimento. Il lavoro di intermediario tra artista e pubblico la porta a collaborare con artisti non soltanto residenti in Francia, tra i quali occorre citare Mihail Chemiakin, Yuri Kuper, Boriz Zaborov, Rolando Paiva, Julio Silva, Ramuntcho Matta, Fernando Botero, Sophia Vari, Wang Luyan, Avigdor Arikha, Yael Rabinovitch, Hugues de Cointet, Eric Fonteneau, Pucci de Rossi,  Patrick Demarchelier. Nei giardini di Palais Royale si occupa dei cataloghi delle mostre di Arnaldo Pomodoro, Manolo Valdes, Kenneth Snelson e Vana Xenou. Ha curato per anni le pubblicazioni delle gallerie di Rue des Beaux Arts: da Albert Loeb a Abel Rambert, da Di Meo a Trigano .
Quasi mille sono i libri che ha contribuito a pubblicare, occupandosi degli aspetti editoriali e tecnici per editori di tutto il mondo. Per i testi dei libri pubblicati, ha potuto collaborare con André Pieyre de Mandriagues, lo  scrittore surrealista, con Jean Clair, lo storico dell’arte membro dell’Accademia di Francia e con Pascal Bonafoux, docente universitario a Parigi e autore di numerosi saggi sull’arte contemporanea.
Proprio a Parigi, inoltre, nel 2004, Paola Gribaudo aveva festeggiato i vent’anni di lavoro con il catalogo LIBRI e LIBRINI, disegnato da un altro Chevalier des Art set des Lettres, il grafico e designer Philippe Apeloig.  Alcuni libri presenti nel catalogo hanno vinto premi prestigiosi e ottenuto le copertine di importanti magazine letterari come The Book Review del New York Times con la monografia di Red Grooms nel 2004 o come il catalogo “Who’s afraid of Jasper Johns“ realizzato per la galleria di Tony Shafrazi a New York nel 2007.
Per ulteriori informazioni ed approfondimenti su pubblicazioni passate e sui progetti futuri, è sicuramente utile consultare il sito http://paolagribaudo.org/

Paola Gribaudo, photo by Sabrina Gazzola

Ivan Fassio

martedì 7 febbraio 2012

Quaderni del Collezionismo. Un work in progress, tra teoria dell'arte ed editoria, strettamente legato agli eventi della Pinacoteca Agnelli


Una collana saprà delineare la fenomenologia di ragioni soggettive e sociali del collezionismo. Johan & Levi propone interviste e dibattiti tra collezionisti, appassionati d'arte e personaggi della cultura



Conversazione tra A. Schwarz e P. Levi, foto S. Gazzola – courtesy Pinacoteca Agnelli  
I Quaderni del Collezionismo, inaugurati quest'anno dalla casa editrice Johan & Levi in collaborazione con la Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, offriranno la possibilità di approfondire, a livello teorico, le ragioni profonde e le implicazioni sociali del collezionismo contemporaneo. L'indagine su questo tema si radica nella storia dei fondatori della Pinacoteca e, già dal primo volume, analizza il collezionismo da svariati punti di vista: questioni psicologiche, ricerca di crescita personale, valori storici e culturali, rapporti economici tra privati ed istituzioni. Ne parliamo con Micaela Acquistapace, direttrice della Johan & Levi Editore.


I.F.: La prima intervista dei Quaderni del Collezionismo è un colloquio tra Arturo Schwarz, poeta collezionista, e Paolo Levi, critico d'arte. In questo intervento, la collezione viene intesa come creazione di una grande Biblioteca, sempre in divenire, in cui gusto personale e valori storici e sociali si intersecano. Promuovere una riflessione di questo tipo può aprire, per una casa editrice, nuove strade verso una produzione di libri da collezionare o, comunque, di pubblicazioni seminali dal punto di vista storico?
M.A.: Per chiunque ami i libri, questi oggetti diventano parte di un vissuto e di un bagaglio di fatto inseparabile dalla vita quotidiana, forse la prima forma di collezione privata che ciascuno di noi sviluppa nel corso della vita. Johan & Levi si è sempre posta come obiettivo la realizzazione di progetti “unici”, per contenuto, progettazione e qualità di produzione, che mirano a colmare un vuoto storico. Ne sono esempi il volume dedicato alla mostra di Keith Haring a Milano nel 1984, il libro fotografico di Mimmo Jodice che celebra Roma, o la recente antologia degli scritti di Clement Greenberg.
I.F.: Johan & Levi è giovane casa editrice che collabora con artisti, curatori e personaggi della cultura per proporre un approccio sperimentale ed innovativo al mondo dell'arte. I Quaderni del Collezionismo usciranno due volte l'anno e contribuiranno, inoltre, all'arricchimento della Biblioteca che, da febbraio 2010, affianca il Museo della Pinacoteca Agnelli. Quale posto occupano queste pubblicazioni, a livello progettuale, all'interno della linea editoriale della vostra linea editoriale? Saranno pretesto per eventuali altre collane dedicate a collezioni di particolare valenza culturale?
M.A.: I Quaderni del Collezionismo si inseriscono in un percorso che Johan & Levi ha dedicato al collezionismo e ai fenomeni economici che ruotano attorno al mondo dell’arte e mirano a dare un corpo a testimonianze preziose che sarebbero altrimenti andate perse. Il valore delle voci dei protagonisti del mondo del collezionismo italiano connota anche il volume di prossima uscita curato da Adriana Polveroni e Marianna Agliottone, Il piacere dell’arte – Pratica e fenomenologia del collezionismo contemporaneo in Italia. Le autrici si sono confrontate con la realtà italiana del collezionismo di arte contemporanea e moderna, tracciandone per la prima volta i contorni: dai cenni storici alle pratiche odierne (su cui sempre più si innestano i nuovi media e le nuove tecnologie, che devono però fare i conti con un fenomeno estremamente “fisico” e istintivo), dalle varie identità che il “collezionista” assume (privato, azienda, fondazione ecc.), fino al rapporto con le istituzioni, elemento che caratterizza la realtà italiana in modo peculiare, senza tralasciare una panoramica dei principali aspetti legali e fiscali. Il tutto supportato dalla testimonianza di alcune figure di spicco del collezionismo italiano che con la loro esperienza diretta completano il saggio. Che il collezionare sia anche una forma d’arte è ormai riconosciuto ed Elio Grazioli approfondisce questo tema dal punto di vista degli artisti. Nel suo volume La collezione come forma d’arte, in uscita nel prossimo anno, Grazioli esamina come le collezioni, a partire dai cabinet e dalle Wunderkammern, siano state parte del lavoro degli artisti e come anche oggi la raccolta sistematica di oggetti rientri nella pratica di molti esponenti del mondo dell’arte, che lavorano proprio sull’idea di accumulazione, archiviazione, categorizzazione ed esposizione.
I.F.: Le conversazioni che hanno informato questa prima pubblicazione si sono svolte durante il 2010, in concomitanza con conferenze, mostre ed esposizioni, nella Sala di Consultazione della Pinacoteca Agnelli. Possiamo anticipare ai nostri lettori alcuni degli eventi che, sotto forma di interviste, confluiranno nei prossimi numeri della collana a partire dal 2011?
M.A.: Il prossimo incontro, a dicembre, riguarderà Giorgio Maffei e la sua collezione di libri d’artista. Oltre alle conversazioni che fisicamente si tengono presso la Pinacoteca, tuttavia, i Quaderni ospiteranno le interviste che critici, curatori e giornalisti vicini alla Pinacoteca e alla Casa editrice stanno effettuando in giro per il mondo per portare a noi esperienze internazionali di grande valore: ma queste non potranno che essere un regalo a sorpresa per i lettori. 


Ivan Fassio (fonte: Exibart on Paper)

giovedì 2 febbraio 2012

Rappresentazione e Differenza. Un Paesaggio di Confine

Vasile Tolan



È soltanto congettura
Ciò che è visto:
È la pace riposta in un cassetto,
È l'ipotesi della cecità.
Emanazione assidua
D'irrealtà, di omissione
Tenue si scolla, continua
E scivola dalla visione.

I.F.

Prendere coscienza della sostanza di una visione significa attraversare le stratificazioni di un paesaggio al confine tra istinto e ragione. Una prospettiva di migrazioni e di sommovimenti si aprirà alla nostra esplorazione. Perché rappresentarla?
Indicare sarà ancora indispensabile, ma le forme rimanderanno all’insondabile e incomunicabile principio della rappresentazione, l’esistenza. Come un segno inessenziale, superfluo, casuale, la pittura si rivelerà in questo modo: volontà di rappresentazione fine a se stessa e, insieme, coraggiosa espressione del fallimento.
Oggi, nella vanità dei tentativi perpetrati, cova lo scacco finale, l’inevitabile abbandono, che segnerà morte e risurrezione dell’arte. Inefficacia e ostentazione saranno i segni di una battaglia combattuta ai limiti del percepibile. La nostra testimonianza sarà accolta dove ogni segno potrà diventare lingua, dove ogni differenza somiglierà di più alla verità.
Ivan Fassio

Rappresentazione e Differenza. Un Paesaggio di Confine
Mostra collettiva a cura di Ivan Fassio e Mariana Paparà


Jean Paul Charles

Vernissage: Venerdì 3 Febbraio 2012 a partire dalle 19:00 - Performance poetica "Mystic Gallery Show" di Ivan Fassio e Diego Razza



Dal 3 al 15 Febbraio 2012
Orari: dal sabato al martedì 15,00 – 18,30
Galleria Aripa di Mariana Paparà
Via Bertola, 27/i
Torino

Artisti:
Ezio Gribaudo, Gianni Ottaviani, Giacomo Soffiantino, Sergio Agosti, Francesco Casorati, Ida Sacco, Ortansa Moraru, Mariana Paparà, Jean Paul Charles, Alga Zaharescu, Lorena Fortuna, Stefania Groppo, Mario Goglia, Severino Magri, Teo Martino, Viorel Rotari, Gheorghe Dican, Ioan Tudor, Cornelia Nicolaiescu Burlacu, Suzana Fàntànariu, Vasile Tolan





La Galleria Aripa di Mariana Paparà rappresenta, da anni, artisti italiani e internazionali che, avvalendosi di diversi linguaggi e strumenti, propongono lavori sperimentali sia a livello formale che contenutistico. L'assunto comune è la messa in discussione delle coordinate della rappresentazione tradizionale.
Nella varietà stessa dei risultati ottenuti sta la chiave di lettura di ogni mostra proposta dalla Galleria: indagine sulla realtà attraverso intervento sulla materia. Ogni evento si pone come punto di partenza per una ricerca stilistica e, al tempo stesso, come work in progress: contenitore di idee e soluzioni in continuo sviluppo.
Ezio Gribaudo

Mariana Paparà


mercoledì 18 gennaio 2012

Dialogo tra Fede e Indifferenza sulla Categoria d'Impossibilità

Michelangelo Castagnotto - L'inestimabile patrimonio delle diverse qualità di the che abbiamo notato io, Alessandra ed  Enrico - installazione, 2011









Fede: L'impossibilità è categoria di ardua definizione, basta un niente e s'incappa in contraddizione. Ciò che la mente può pensare è forse infinito, resiste in un linguaggio. Nulla è, dunque, impossibile, ma basta ragionare su una qualsiasi sensazione e ci s'inceppa in qualche grumo di parole. L'impossibilità è, allora, dietro la porta e si materializza come un baratro.

Indifferenza: Credi, così, che non sia davvero possibile tutto ciò che pensiamo? La nostra immaginazione può, a parer mio, realizzare tutto.

Fede: Tutto non si dà: nello scorrere del tempo, è nozione incompleta se paragonata alla possibilità. Tutto si darà a chi comprenderà il fine del gioco che sovrasta l'esistenza.

Indifferenza: Se non tutto, l'immaginazione può, almeno, tanto. Può avanzare sempre di un passo rispetto all'esistente, creare e ricreare, finire e trasformare. Nelle relazioni che l'immaginazione può istituire tra ogni cosa, l'impossibilità non può esistere.

Fede: L'impossibile non esisterebbe, soltanto se la creazione potesse apparir muta, slegata dal linguaggio. Ma, una volta formulata nel discorso, una sensazione – oltre a perdersi in mille congetture – cede alla gabbia dell'espressione la sua originalità.

Indifferenza: Dove, dunque, si realizza questa sostanziale impossibilità?

Fede: Giù nei sensi che, liberati dalla comunicazione, sarebbero lo specchio dell'esistere. Questa linfa originaria, una volta compromessa, ci fa inciampare nella brama di condividere con gli altri l'esperienza.

Indifferenza: Dovremmo sostenere, quindi, che l'impossibilità non è categoria assoluta, ma impaccio che si crea all'interno del mondo delle relazioni?

Fede: Esattamente. Nulla è tanto impossibile quanto comunicabile. Crea qualcosa di fittizio, verosimile o irreale, un'immagine o un elenco, e mostralo a tutti durante il tuo viaggio. Spiegane il funzionamento inventando, a somiglianza del mondo che conosci, meccanismi che agiscano per necessità. Lo spettatore sarà tratto in dubbio e cederà: impossibile sarà soltanto il rapporto tra linguaggio e realtà.



Ivan Fassio

martedì 10 gennaio 2012

Viaggio a New York di Ezio Gribaudo

Testimonianza e sperimentazione artistica si incontrano nel DVD e nel libro editi da Skira e presentati il 9 gennaio al Cinema Massimo di Torino


New York è una città fatta di colossi di cristallo sui quali il sole batte provocando torrenti di luce
Lucio Fontana

Ezio Gribaudo

I film di Andy Warhol, girati tra il 1963 e il 1964, si presentano come quadri. Concepiti per essere proiettati su una parete bianca, mostrano azioni ripetute nel tempo, inquadrate da un unico punto di vista. L’interesse del regista è rivolto alla composizione dell’immagine. Quest’ultima, rallentata o amplificata, accompagna lo spettatore nella riflessione sulla percezione di strutture spazio-temporali.
Il film Viaggio a New York, girato da Ezio Gribaudo e Francesco Aschieri nel 1961 e presentato il 9 gennaio 2012 al Cinema Massimo di Torino, oltre a preziosa testimonianza dell’esperienza artistica di Lucio Fontana, rappresenta uno riuscito tentativo di trasporre su pellicola una serie di intuizioni delle avanguardie figurative degli Anni Sessanta. Alla pari degli esperimenti cinematografici di Warhol, le inquadrature di Gribaudo sono alla continua ricerca di particolari associazioni di immagini. L’artista è, tuttavia, affascinato dalla resa del movimento. Ogni staticità è, in questo modo, abolita. Dissolvenze, chiaroscuri, bruschi cambi di punto di vista diventano privilegiati metodi espressivi per imprimere su pellicola il fermento della metropoli, la fluidità e la lucentezza di vetrate e cartelloni pubblicitari, l’imponenza di bastimenti, areoplani e grattacieli.
Ritmo e velocità sembrano essere le coordinate da cui partire: ai momenti di stupita contemplazione sulle strutture della città si contrappongono inquieti e ossessivi sguardi su immagini isolate, su giochi di luce, su singolari contrasti del paesaggio urbano. La stessa evoluzione estetica di Lucio Fontana si trova riflessa nelle soluzioni avanguardistiche del filmato, negli inquieti segnali che la telecamera riesce a scovare tra le pieghe della contemporaneità.
Il film è un riuscito commento artistico e valore aggiunto al viaggio compiuto in occasione dell’uscita del volume di Michel Tapié, Devenir de Fontana, curato da Gribaudo per le Edizioni d’Arte Fratelli Pozzo, e della relativa mostra di Lucio Fontana alla Galleria Martha Jacskon di New York nel novembre 1961. Trascorsi cinquant’anni, Gribaudo ha deciso di mostrarlo e i Supershock (Paolo Cipriano e Valentina Mitola) hanno composto la colonna sonora per questo documento dell’epoca. Alla prima proiezione, il duo si è esibito in una performance di sonorizzazione dal vivo. Chitarra, flauto, tastiere, il basso di Valentina Mitola e una batteria hanno tracciato dal vivo una pregevole e toccante colonna sonora, impreziosita dagli interventi vocali di Paolo Cipriano. Mimeticamente, ritmi e armonie hanno sottolineato i veloci cambi di inquadrature e i momenti di pausa sognante all’interno del frastuono metropolitano. La suite New York 1961 è stata appositamente scritta dal duo musicale, internazionalmente riconosciuto per cineconcerti su film dell’espressionismo tedesco.
L’evento, che ha aperto la stagione del Cinema Massimo, è stato preceduto dalla presentazione di DVD e libro editi da Skira con una presentazione di Stefano Cecchetto.
Ivan Fassio




Ezio Gribaudo e Lucio Fontana
Cronaca di un Viaggio Americano
Skira, 2011
Isbn (978): 8857212128